lunedì 9 febbraio 2009

Ritratti di signori: Victor Sjöström

Victor Sjöström nel film Il posto delle fragole (1957)

Smultronstället, regia e sceneggiatura di Ingmar Bergman (1957) Con Victor Sjöström (Isak Borg), Bibi Andersson (Sara), Ingrid Thulin (Marianne Borg), Gunnar Björnstrand (Evald Borg), Jullan Kindahl (Agda), Folke Sundquist ( Anders), Björn Bjelfvenstam (Viktor), Naima Wifstrand (La madre di Isak), Gunnel Broström (La signora Alman), Gertrud Fridh (Karin Borg), Sif Ruud (La zia Olga), Gunnar Sjöberg (Sten Alman/L'esaminatore), Max von Sydow (Henrik Åkerman), Åke Fridell (L'amante di Karin), Yngve Nordwall (Lo zio Aronne) Musica: Erik Nordgren, Göte Lovén Fotografia: Gunnar Fischer (91 minuti) Rating IMDb: 8.3
Solimano
Victor Sjöström (1879-1960) è un regista teatrale e cinematografico svedese, ed anche un attore; realizza 55 film fra il 1912 e il 1937, ma continua a recitare per altri vent'anni. Prima che Ingmar Bergman lo chiami per Il posto delle fragole aveva recitato in due film nel 1950, altri due nel 1952 ed uno nel 1955. E' una riconosciuta autorità culturale e organizzativa nel cinema svedese e Bergman lo considera come suo maestro. Mi sembra che l'immagine a fianco esprima bene il rapporto fra i due.
Il posto delle fragole ha una storia che agli occhi di oggi pare incredibile (ma non è detto che gli occhi di oggi siano necessariamente i migliori).
Bergman scrive la sceneggiatura all'ospedale Carolinska, dove è ricoverato per alcuni seri controlli medici. Non è messo male solo come salute, ha problemi di ogni tipo: con i genitori (storia vecchia), poi si sta separando dalla terza moglie ed è entrata in crisi anche la relazione con Bibi Andersson. Eppure, in meno di due mesi, fra i primi di luglio e il 27 agosto 1957, gira Il posto delle fragole, un film che racconta la giornata di un medico di ottant'anni che al mattino si sveglia dopo un brutto sogno. Al vecchio dà il nome di Isak Borg (Isak=ghiaccio, Borg=fortezza).
Così scrisse Bergman riguardo Victor Sjöström come Isak Borg:
«Si era impadronito della mia anima nella figura di mio padre e se ne era appropriato... Fece tutto questo con la sovranità e l'ossessione delle grandi personalità. Non avevo nulla da aggiungere, neppure un commento ragionevole o irrazionale. Il posto delle fragole non era più il mio film, era il film di Victor Sjöström».


Non è necessario che io racconti la trama del film; se qualcuno non la sa, si sbrighi a guardare il film, che ha già perso troppo tempo a non guardarlo. Ricorro all'appoggio delle persone che sono intorno a Isak Borg (Victor Sjöström). Agda (Jullan Kindahl) è la governante di Isak, all'inizio del film il rapporto fra i due è livoroso, alla fine ironico/empatico. Lei gli voleva bene anche prima, al vecchio scorbutico, solo che lui non se ne voleva accorgere. Il film non è buonista, basta osservare il volto di Isak in certe situazioni, specie nella prima parte del film. Una tristezza sconfinata: "Sono morto da vivo", dice di se stesso.


La massima sgradevolezza del film è nel rapporto sadico e masochistico dei coniugi Alman (Gunnar Sjöberg e Gunnel Broström). Si vede la durezza degli sguardi di Isak, di sua nuora Marianne (Ingrid Thulin) e di Sara (Bibi Andersson); fra poco Marianne fermerà la macchina e farà scendere gli Alman. Più tardi, l'esaminatore che accusa Isak avrà le fattezze di Sten Alman. Gli Alman sono un male necessario: Isak, vedendo gli Alman, vede in se stesso.



La madre di Isak (Naima Wifstrand) è quasi centenaria. E' l'aridità fatta persona e mostra al figlio un orologio di tanto tempo fa, che è privo di lancette, come l'orologio dell'incubo notturno. Il tempo non c'è più, quindi non è possibile cambiare, essere altro da quello che si è sempre stati.

Henrik Åkerman (Max von Sydow) è il benzinaio, grato ad Isak per tutto quello che ha fatto come medico. Fui sorpreso e quasi indignato la prima volta che lo vidi: com'era posibile che il Cavaliere Antonius Block del Settimo sigillo, si fosse ridotto a gestire una pompa di benzina?


Il rapporto con la nuora Marianne. All'inizio del viaggio in macchina c'è molta freddezza. Marianne rimprovera ad Isak l'avarizia verso il figlio Evald (Gunnar Björnstrand), avarizia di soldi e di sentimenti. Marianne si trova ad un bivio: vorrebbe un figlio, ma Evald preferirebbe che lei abortisse, perché "la vita è una cosa assurda, ed è bestiale mettere al mondo dei figli con la sciocca speranza che potranno vivere meglio di noi."
Isak, con durezza, dice a Marianne che non vuole entrare nei loro discorsi. Così gli risponde Marianne:
"Lei non è altro che un vecchio egoista: non ha riguardo per nessuno, e in vita sua non ha ascoltato che se stesso. Si cela dietro una maschera, un paravento di bonarietà e di modi molto raffinati, ma è solo un perfetto egoista. Anche se tutti la definiscono 'l'amico dell' umanità", noi che la conosciamo da vicino sappiamo chi è, e non ci può ingannare."
Ma durante il viaggio Marianne ed Isak impareranno a stimarsi. La cosa strana è che in fondo Isak stimava Marianne anche prima, forse più del proprio figlio: perché non dirglielo?


Così il figlio Evald: "Non esistono il bene e il male, ma solo la necessità, e si vive secondo le proprie esigenze." Assomiglia, nella cupa chiusura, aL padre Isak ed alla nonna. Ama Marianne, rispetta suo padre, partecipa volentieri alla sfilata che festeggia suo padre, ma è Marianne, col suo essere come è, che apre le porte della comunicazione. E forse il figlio di Marianne ed Evald nascerà.


Sara (Bibi Andersson), Anders (Folke Sundquist) e Victor (Björn Bjelfvenstam) festeggiano Isak con un mazzo di fiori. I due ragazzi sono entrambi innamorati di Sara, uno crede all'esistenza di Dio, l'altro no: giungono a menarsi per questo, e quando tornano dopo essersele date, Sara chiede: "Allora, Dio esiste o non esiste?"



I tre ragazzi salutano Isak sotto la sua finestra alla fine della giornata, e Sara gli dice, a mo' di saluto: "Addio, papà Isak. Ti sei accorto che tu sei l'unico che io ami? Oggi, domani e sempre."




Ancora Sara, non come autostoppista ma come cugina che Isak ha amato e che avrebbe voluto sposare. Fa in modo che Isak si contempli in uno specchio, perché si veda finalmente come è, poi lo conduce per mano come fosse un bambino attraverso il bosco fino al mare e gli mostra i genitori come Isak non li ha mai visti prima.

E infine Victor Sjöström (Isak Borg), che si fuma un sigaro, che brinda con un bicchiere di vino, che ha finalmente ritrovato il posto delle fragole. Di film che facciano credere al cinema come arte ce ne sono altri, ma nessuno come questo fa credere all'esistenza degli uomini e delle donne, delle donne e degli uomini, di noi stessi.



3 commenti:

Silvia ha detto...

Capolavoro. Da vedere assolutamente.
Ho voglia di bianco e nero.

Giuliano ha detto...

Sjöström è uno dei grandissimi del cinema, e hai fatto molto bene a dedicargli questo ritratto.
Di lui purtroppo ho visto poco, molti dei suoi film risalgono all'epoca del muto e vederli non è facile; ma chi ha visto "Il carretto fantasma" non se lo dimentica facilmente. E le parole che usa Bergman nei confronti del suo maestro, qui e nei suoi libri, bastano per capirne l'importanza.

Anonimo ha detto...

good points and the details are more specific than somewhere else, thanks.

- Murk