domenica 13 aprile 2008

Una vita difficile: repubblica o monarchia?

Una vita difficile, di Dino Risi (1961) Sceneggiatura di Rodolfo Sonego Con Alberto Sordi, Lea Massari, Franco Fabrizi, Lina Volonghi, Claudio Gora, Antonio Centa, Loredana Cappelletti, Mino Doro, Daniele Vargas, Edith Peters, Alessandro Blasetti, Vittorio Gassman, Silvana Mangano, Franco Scandurra, Renato Tagliani Musica: Carlo Savina Fotografia: Leonida Barboni (118 minuti) Rating IMDb: 8.6
Solimano
Il film Una vita difficile (1961) di Dino Risi l'ho sempre visto con la certezza di due date.
La prima data è il 14 luglio 1948, che è il giorno dell'attentato a Togliatti, proprio lo stesso giorno in cui si sposano in Campidoglio Silvio Magnozzi (Alberto Sordi) ed Elena Pavinato (Lea Massari). Il post che tratta la problematica derivante dal fatto che l'attentato e il matrimonio si svolgono nello stesso giorno l'ho già inserito nel blog da un po' di tempo.
Per la seconda data ero tranquillo, sono qui per questo, ma sono insorti dei problemi seri, serissimi. L'episodio del film è la cena di Silvio e di Elena in casa di monarchici proprio la sera in cui la radio comunica che ha vinto la repubblica al referendum, quindi tutto facile: 2 giugno 1946! Lo sanno anche i bambini delle elementari... E invece no, prima di tutto perché votarono il 2 ed il 3 giugno (quindi il 2 giugno non può essere), e ancora il 4 giugno i Carabinieri comunicarono ufficiosamente a Pio XII che aveva vinto la monarchia (chissà come sarà stato contento, il principe Pacelli). E quindi togliamo sicuramente il 3 giugno. Vi risparmio gli approfondimenti ulteriori, la data più probabile sembra essere quella del 5 giugno. Ma fate conto che io cominci il post così: "In un giorno di prima estate del 1946 etc etc", è passato tanto tempo, un giorno vale l'altro. Allora vado a capo e comincio il post.

In un giorno di prima estate del 1946, Sivio Magnozzi ed Elena Pavinato si trovano di fronte ad un serio problema: la fame. Silvio lavora mal pagato ad un giornale politico di sinistra che si chiama "Il lavoratore", Elena cerca di aiutarlo in tutti i modi ma la vita è dura e la trattoria dove normalmente mangiano -dove abitano non c'è neppure la cucina- si stufa di fargli credito e non gli dà più da mangiare se non saldano il loro debito, che se ben ricordo ammonta a 50.000 lire, una bella sommetta per quei tempi. Silvio, impulsivo come sempre (mentre Elena cerca di mediare), minaccia di andarsene a mangiare alla trattoria "All'assassino" e il trattore gli dice di andarci, dall'assassino. Ci vanno, ma l'assassino li conosce e dice che non gli fa credito.

Che fare, sono lì in mezzo alla strada, quando Elena incontra un signore che ha conosciuto presso l'albergo di famiglia, il Leon d'oro di Cantù Cermenate: il marchese Cafferoni (Daniele Vargas), che li invita ad una cena per la sera stessa presso una famiglia di nobili amici suoi. Si ritrovano per sentire dalla radio i risultati del referendum sulla repubblica e sulla monarchia. Silvio ed Elena accettano molto volentieri l'invito, si danno una sistemata per non fare brutta figura e si presentano puntualissimi (e naturalmente molto affamati) presso la signorile dimora, in cui vengono accolti con freddo rispetto.
Scoprono da una chiacchiera a bassa voce una cosa importante: sono stati invitati perché altrimenti a tavola sarebbero stati in tredici e la principessa non l'avrebbe tollerato (li ho contati attentamente nelle immagini, erano proprio in tredici senza Silvio ed Elena). Ma la fame è tanta che abbozzano tranquilli, Elena ci fa su pure un sorrisetto.
Ma c'è un'altra cosa importante, e questa va gestita con molta attenzione: la principessa padrona di casa è vecchissima, secca secca, autoritaria e visceralmente legata alla Casa Reale. Ha voluto la cena perché sa che la radio comunicherà i risultati del referendum, e da fonti attendibili (sono molto bene ammanigliati) ha appreso che la monarchia sta vincendo.

Si mettono a tavola ed aspettano per un po' che entrino i camerieri con le vivande, il cibarsi non è una priorità, difatti la principessa prenderà solo tre piselli secchi, così per gradire. Per Silvio ed Elena l'attesa è snervante e i morsi della fame lancinanti, però vengono trattati signorilmente, Silvio è seduto proprio alla destra della principessa.
Quando finalmente arriva un bellissimo piatto di portata, il cameriere serve subito la principessa, che prende i suoi tre piselli, poi si mette fra Silvio ed Elena. Silvio vorrebbe servirsi subito, ma il cameriere ritrae il piatto ed Elena capisce che è lei a dover essere servita per prima, in quanto donna. Amorosa com'è, prende il cibo e lo mette nel piatto di Silvio, che con gli occhi dice ancora, ancora.

Occorre uno sguardo di fuoco non solo del cameriere ma anche della principessa perché i due non comincino a mangiare prima che tutti gli altri non siano serviti.
Finalmente si può cominciare a mangiare, anche qui Silvio è scomposto e rumoroso, mentre Elena, figlia di una albergatrice, è più controllata.
Intanto i signori non mangiano soltanto -di per sé ritengono si tratti di cosa volgare- conversano in particolare sulla sofferenza amara che prova la Casa Reale tutta ed in particolare Sua Maestà Umberto II, che alcuni di loro conoscono personalmente. Fin qua, passi, ma poi si mettono a parlare di politica e di partiti e dimostrano di non avere una buona opinione (eufemismo) né delle Resistenza né dei liberatori Americani.

Silvio a quel punto comincia a polemizzare, specie con un monarchico capellone che non gli sta a genio, quello seduto fra due donne giovani. Si metterebbe male, potrebbero essere scacciati senza aver finito di mangiare, ma per fortuna la radio comincia a comunicare i risultati dei voti nei seggi. Viene comunicato prima il risultato della monarchia: 10.719.284 voti, una enormità, ed i nobili cominciano a brindare, mentre Silvio ed Elena sono quasi terrei (adesso che hanno meno fame possono porsi altri problemi), ma subito dopo viene comunicato il dato della repubblica: 12.717.923, due milioni di voti in più!

A quel punto tutti i nobili, maschi e femmine, smettono di mangiare, si alzano e passano amareggiati in una stanza vicina. Silvio ed Elena si guardano capendosi al volo: loro due resteranno seduti a tavola mangiando probabilmente anche le porzioni altrui (però il film non lo mostra, sarebbe stata una scena troppo selvaggia). "Che bella serata! La repubblica ha vinto e ci siano fatti una grande magnata a spese dei monarchici!" Questo sicuramente pensano Silvio Magnozzi ed Elena Pavinato uscendo sul tardi dalla casa nobiliare. Una serata che non dimenticheranno mai, come non la dimenticano tutti gli spettatori (e le spettatrici) che hanno visto il film. Chi non l'ha visto lo veda, è uscito il DVD abbinato al Corriere della Sera, costa meno di dieci euro, che aspettate?

7 commenti:

Giuliano ha detto...

Non lo dice mai nessuno, ma i film più belli di Sordi, quelli che lo hanno reso famoso, sono tutti firmati da scrittori di sinistra.
Quella specie di destra che c'è in Italia non ha mai avuto il coraggio di ammettere che se la cultura e il cinema erano in mano alla sinistra un motivo c'era: quelli di sinistra erano i più bravi nel leggere la società italiana e i più curiosi nel cercare motivi e ispirazione frequentando la gente...

Solimano ha detto...

Il problema è tipicamente italiano.
Ci sono all'estero molti grandi registi in cui la discussione se siano di destra o di sinistra non finirà mai: Ford, Peckinpah, Rohmer, e sono solo alcuni dei tanti esempi. Destra e sinistra, correttamente intese, esprimono priorità diverse a valori condivisi. Certi valori, come l'affermazione individuale, possono benissimo essere espressi più da destra che da sinistra. Ma è proprio qui il busillis: la destra italiana non riesce ad esprimere valori, ma privilegi, qualunquismo e reazione. Ci hanno provato più volte, col cinema, gli è andata male, e raccontano in giro che li ha sabotati l'egemonia culturale della sinistra, discorso fatto ripetutamente da Buzzanca e da Squitieri, ad esempio. Ma quando mai? Almeno Banfi, che è dichiaratamente di destra, ci ride su, e fa -a volte benissimo- il mestiere per cui è tagliato.
Alberto Sordi, personalmente, aveva tendenze qualunquiste e populiste, ma era soprattutto un attore che, se trovava il regista giusto, sapeva esprimersi benissimo. Peccato che si sia messo lui a fare film o comunque a entrarci un po' troppo, però almeno una quindicina di film che ha fatto restano, segno che al momento giusto sapeva essere malleabile. Ma di film ne avrà fatto un centinaio...

saludos
Solimano

Oyrad ha detto...

Con Lea Massari ho visto in questi giorni di febbre alta e malessere generale la sua "Anna Karenina", la versione televisiva RAI, con la regia di Bolchi. Veramente un momento di altissima TV, fra letteratura, teatro e cinema... Ringrazio Gabrilù che mi ha consigliato di vederla assolutamente :-)

Per Giuliano: non ho traslocato dal mio blog. Ho scritto un breve intervento su Ibrid@menti, e poi ho lasciato il mio blog in condizione di... "morte apparente". Presto metterò ancora un altro post... ma finchè non si risolvono alcune faccende private che mi stanno affliggendo da novembre... non avrò la testa per dedicarmi alla scrittura dei miei post artistici... che mi mancano molto... :-( Grazie e a presto, Oy

Solimano ha detto...

Oyrad, mi piacerebbe prima o poi condurre sulla Karenina con Lea Massari (che anche a me piace molto) una operazione simile a quella che sto sto facendo con l'Odissea.
Spero che presto tornerai a scrivere nel tuo blog, appena risolti i casi privati, e se ti va di scrivere un film sai come fare.

grazie e saludos
Solimano

gabrilu ha detto...

Lea Massari è stata anche una stupenda Gertrude, la manzoniana monaca di Monza nei Promessi sposi di Bolchi per la Tv. Una delle più grandi attrici italiane, a mio parere.

Habanera ha detto...

Condivido in pieno l'ammirazione per Lea Massari, splendida attrice forse più apprezzata in Francia che in Italia.
E di Anna Maria Guarnieri che ne dite? C'entra poco o niente con il cinema ma se si parla di sceneggiati televisivi (oltre che di teatro, naturalmente) è impossibile non ricordarsi anche di lei.
H.

Giuliano ha detto...

Cari tutti, oggi abbiamo la conferma che al 40% e passa del Paese piace la Mafia. Bisogna dire così, perché quando in un Partito o in una Coalizione un alto dirigente se ne esce con le dichiarazioni di Dell'Utri e non viene smentito, non resta che prenderne atto.
Siete pronti a convivere con la Mafia? (e con la Corruzione, non dimentichiamoci di Previti).