domenica 27 aprile 2008

Parigi nel cinema: Irma la dolce (1)

Irma la Douce, di Billy Wilder (1963) Dalla commedia di Alexandre Breffort, Sceneggiatura di Billy Wilder, I. A. L. Diamond Con Jack Lemmon, Shirley Mac Laine, Lou Jacobi, Bruce Yarnell, Herschel Bernardi, Hope Holiday, Joan Shawlee, Grace Lee Whitney, Paul Dubov, Howard MacNear, Cliff Osmond, Diki Lerner, Herb Jones, Ruth Earl, James Caan Musica: André Previn Fotografia: Joseph La Shelle Art Direction: Alexander Trauner (147 minuti) Rating IMDb: 7.3
Solimano
C'è un paradosso. IMDb parla chiaro: il film Irma la Douce è stato interamente girato negli studi Samuel Goldwyn Warner di Hollywood, eppure dedico a questo film due post con la vista logica "Parigi nel cinema". Non faccio carte false, i motivi li ho e qui racconto il motivo del primo post.
Il film si svolge di giorno e di notte, sia per il lavoro di Irma la Douce (Shirley Mac Laine) che fa la prostituta di strada con una convenzione con l'Hotel Casanova, sia per il lavoro di Nestor Patou (Jack Lemmon) che è il protettore di Irma la Douce. Cosa strana perché normalmente un buon protettore non fa nulla, aspetta solo i soldi dalla sua protetta, mostrandosi generalmente carino con lei, ma Nestor Patou è un protettore di tipo particolare. Prima di tutto, all'inizio del film non fa ancora il protettore ma l'agente di polizia e solo durante il film intraprende la sua nuova professione, poi assume mentite spoglie, quelle di Lord X, un nobile inglese guercio che vuole essere l'unico cliente di Irma. Quindi è tutta una partita di giro: Irma riceve i soldi da Lord X, li dà al suo protettore Nestor Patou, che li passa a Lord X (sempre lui) , che li dà ad Irma. Un rapido conteggio permette di determinare che il valore aggiunto è pari a zero, quindi Nestor Patou è costretto a fare un secondo lavoro che si svolge di notte, vedremo che lavoro è.
Così, all'inizio del film, hanno avuto la bella pensata di mostrarci Parigi quando la notte diventa giorno, proprio all'alba. Ho quattro immagini ed avverto subito che è bene cliccare per vederle bene, perché sono più lunghe che alte e come Blogger si comporta con le immagini lo sapete bene.




Come si vede, a quell'ora il traffico per le strade di Parigi è quasi inesistente. E' proprio l'alba, e guardando il film si vede il momento in cui si spegne l'illuminazione notturna, un gran bel vedere. I posti sono notissimi. Ho avuto qualche dubbio solo per il ponte, ma credo che si tratti del Ponte Alessandro III inaugurato il 14 aprile del 1900 dal presidente francese Emile Loubet contestualmente all'inaugurazione della Esposizione Universale di Parigi.
La prima pietra era stata posta dallo zar Nicola II nel 1896 ed è per questo che il Ponte è dedicato allo zar Alessandro III, che era il padre di Nicola II.
Come di solito, aggiungo due foto d'epoca di sculture che fanno parte della decorazione del ponte: un genio marino ed un leone con un bambino . La squadra di decoratori fu ampia, visto che il tempo a disposizione era veramente poco. Il responsabile generale fu l'architetto Cassien-Bernard. Il ponte attraversa naturalmente la Senna, da una parte c'è l'Hotel des Invalides, dall'altra ci sono Grand Palais e Petit Palais, edificati appunto in occasione dell'Esposizione Universale. Ma le immagini di apertura e di chiusura del post mi sembra giusto assegnarle a lei, Irma la Douce (Shirley Mac Laine).



3 commenti:

Giuliano ha detto...

Ho un debole per queste statue. Quando sono stato l'ultima volta a Boboli me le sono passate tutte, però so che molte sono copie...

Barbara ha detto...

Io invece ho un debole per Billy Wilder e adoro questo film.

Ma devo confessare che tifavo per lord X

Solimano ha detto...

Io il debole ce l'ho da sempre per Shirley Mac Laine. Ricordo come fosse oggi il primo suo film che vidi: "La congiura degli innocenti", un giallo scherzoso di Hitchcock. Ce ne sono tante più belle di lei, ma belle in quel suo tipo di bellezza c'è solo lei.
E ho sempre capito le donne che stravedono per suo fratello, Warren Beatty, c'è un genio di famiglia, non solo come lineamenti, ma come modo di affrontere il cinema e più in generale la vita.

saludos
Solimano