lunedì 28 aprile 2008

I triangoli nel cinema: Un ragazzo... tre ragazze

Conte d'été, di Eric Rohmer (1996) Storia e sceneggiatura di Eric Rohmer Con Melvil Poupaud, Amanda Langlet, Gwenaelle Simon, Aurélia Nolin, Aimé Lefèbvre, Alain Guellaff, Eveline Lahana Musica: Philippe Eidel, Sébastien Erms Fotografia: Diane Baratier (113 minuti) Rating IMDb: 6.8
Solimano
Se guardate con attenzione l'immagine sopra il post potreste anche capire come farà Eric Rohmer a sciogliere il garbuglio imbarazzante in cui si mette Gaspard (Melvil Poupaud) in quei pochi giorni d'estate trascorsi in Bretagna nella località balneare di Dinard. Ma cerco di seguire un filo logico e quindi inserisco tre immagini, poi le commento.



Gaspard si è appena laureato in matematica. E' un po' incerto nella scelta fra le possibilità che ha di fronte. Ma non è un problema, meglio poter scegliere che non avere nessuna scelta. Il suo problema è che la ragazza a cui fa il filo, Lena (Aurélia Nolin), che gli ha promesso che l'avrebbe raggiunto a Dinard, non si è ancora vista né ha telefonato. Gaspard, che alloggia in un mini-appartamento che gli ha prestato un amico, aspetta Lena, paziente ma seccato, un po' anche geloso, perché sa che Lena è in viaggio con amici. A star solo non si annoia, perché ha passione per la musica e non da dilettante: compone canzoni e suona su una chitarra classica in genere brani, chiamiamoli così, di folk marinaro.
Ma andare da solo a cena nella pizzeria "Au claire de lune" un po' l'imbarazza e non guarda negli occhi la cameriera, che invece l'ha guardato bene. Difatti la mattina dopo ferma Gaspard sulla spiaggia e comincia a chiacchierare con lui, che vorrebbe sottrarsi, ma la cameriera, che si chiama Margot (Amanda Langlet) si fa strada e dopo un po' sono seduti sullo stesso telo e continuano a conversare. Margot gli dice subito che si occupa di etnologia e di antropologia, che il suo ragazzo sta in Polinesia, che pensava di raggiungerlo ma poi ha scoperto che la Bretagna è una vera miniera anche per le musiche etc etc. Ma come prima cosa ha detto a Gaspard che la pizzeria è di sua zia e che lei sta dando una mano (altrimenti 'sto laureato in matematica si monta la testa). Gaspard non è timido, è uno che si tiene le cose, ma si trova bene con Margot e le racconta che sta aspettando la sua quasi morosa etc e su rischiesta di Margot, le mostra la foto di Lena (immagine qui sotto). Margot dice gentilmente che come aspetto non la vede bene con lui. Gaspard non dice sì non dice no, è uno che riflette.

La sera dopo -a Lena ancora assente- Margot e Gaspard vanno in un locale dove si balla. Margot è molto sveglia ed applica un suo piano. Gaspard le è piaciuto da subito, quando gli porgeva il piatto nella pizzeria della zia (sarà poi vero, che è della zia?): bello, non rozzo, riservato e solo. Adesso inoltre sa che è un matematico che suona la chitarra! Paragonabile ad un ingegnere che suoni il violoncello (ma è uno strumento più ingombrante). Meglio di tutti un medico anche se non suona niente, ma con i medici tocca aspettare. Proprio perché ha delle aspettative, Margot sa che bisogna spingere il giusto, non troppo, e nel locale da ballo non sta attaccata a Gaspard, balla anche con altri. E c'è una mora che, mentre balla, guarda intensamente non noi ma Gaspard, che sta seduto dalla nostra parte (immagine qui sotto).

Il giorno dopo, durante una passeggiata, Margot dice che è ora che Gaspard smetta di aspettare Lena, la sera prima c'era una mora che se lo mangiava con gli occhi, e lei quella mora la conosce, si chiama Solène (Gwenaelle Simon). Ma stavolta il caso lavora contro Margot, perché Solène incrocia sul lungomare Gaspard e comincia a parlare con lui in presa diretta. Gaspard è lusingato da questa amorevole attenzione (basta guardarla, Solène!).




Gaspard tiene informata Margot dei suoi progressi con Solène, perché oltre tutto Solène sa cantare ed impara la canzone che Gaspard ha appena scritto e che voleva dedicare a Lena (ma si fa presto, a cambiare una dedica!). Poi Solène porta Gaspard in barca con suoi parenti pescatori e canterini; uno di questi fa la trascrizione della canzone da chitarra a fisarmonica, cosa tutt'altro che semplice. Margot ha un breve scoppio d'ira gelosa, perché si vede persa, ma poi fa buon viso, difatti, quando la macchina con Solène e Gaspard incrocia Margot, le due ragazze si sorridono l'un l'altra e anche Gaspard, prima imbarazzato, finisce per sorridere. La forza di Margot è il fiato lungo, quella di Solène è il respiro ampio...


Il giorno dopo Solène, che non è una ragazza leggera (è solo molto decisa), passa a vie di fatto, prima facendosi cospargere di crema solare da Gaspard, poi camminando per casa in slip e reggiseno, ma bloccando subito Gaspard che vorrebbe prendersi delle libertà, ma che cosa gli è venuto in mente? Chissà perché...



A questo punto del film arriva Lena, ormai non attesa da nessuno. Incrocia Gaspard che si sta recando da Solène, e si fa dura per le altre e per il povero Gaspard, perché è vero che Margot ti avvolge nelle spire delle confidenze, che Solène ti seduce con naturalezza, ma Lena è una che comanda. Una incredibile piantagrane che sta per andare all'ENA (il massimo in Francia), che può scegliere in qualsiasi momento fra dieci compagnie diverse. Adesso esige, nei giorni che lei deciderà, che Gaspard parta con lei e con altri amici -è una che gira sempre con la ruota di scorta- per l'isola di Quessant (anche le altre due ragazze hanno piani del genere, sull'isola e su Gaspard). Il ragazzo prova a prendere tempo con Lena, che prima si siede sola e sdegnata su una delle tante roccette che costellano le belle coste bretoni, poi se ne va di corsa sulla spiaggia di bassa marea lasciando solo Gaspard (nell'immagine Lena è giù quasi in fondo, sembra piccoletta ma è una da Olimpiadi, con una specie di doping interiore).
E Gaspard, matematico e chitarrista, si trova nel mini-appartamento dell'amico a dover gestire le telefonate di Margot, Solène e Lena. Tutte tre si aspettano di passare qualche giorno con lui nell'isola di Quessant (chissà che bel posto...), le date le decidono loro ed in genere sono sovrapposte o incompatibili. Gaspard non sa dire no e non sa dire sì, soprattutto non sa a chi dire no e a chi dire sì.
Ma stavolta la fortuna è con lui: squilla il telefono, oddìo, che ragazza sarà stavolta? No. E' un suo amico di La Rochelle che gli dice che è finalmente disponibile il registratore professionale a cui Gaspard stava dietro da un anno, ma deve partire subito per concludere l'affare (vi ricordate la prima immagine? C'era un registratore, evidentemente non professionale). Sospirone di sollievo di Gaspard, che finalmente si fa un piano: scrivere due lettere, una a Lena ed una a Solène, e chiedere un appuntamento a Margot per raccontarle tutto: Margot, antropologa, cameriera e etnologa , capisce, ed accompagna affettuosamente Gaspard al battello. Una buona amicizia per il momento, vedremo in futuro.
Ma l'ultima immagine del post la riserbo alla vera vincitrice nel film: la musica. Un simpatico duo sta suonando bene e in prima fila si riconoscono Solène e Gaspard.
Che dire? L'argomento non è lieve: la terra di nessuno in cui non si sa se sia amore oppure no. In chimica si potrebbe parlare di valenze insature. Lì il caso fa spesso da padrone (apparente, solo apparente...) Questo film, con una piccola storia, dice cose vere in modo mirabile, ma ci tornerò ancora. Al posto di Gaspard, anch'io avrei scelto Margot, per quanto... Solène... Ah, Solène! E Lena? Beh, una che comandi ci vuole, ogni tanto...


8 commenti:

Giuliano ha detto...

Il mondo di Rohmer è sempre un mondo pulito, giovane, quasi ideale, dove i soldi non sono quasi mai un problema. Mi piace e lo apprezzo ma mi sento sempre molto a disagio, io sono sempre stato un po' over size e ingombrante, e non sono mai stato elegante ...

ulrico ha detto...

il finale di Rohmer è ancora una volta elegante e "aperto". il film - a mio giudizio - non è però dei suoi migliori ed è, forse, il meno riuscito dei racconti sulle stagioni.
ma stiamo parlando di Rohmer che ha comunque anche in questo caso la leggerezza ed il "tocco" che ci aspettiamo da lui.
un saluto

Habanera ha detto...

Per come la vedo io il bello del cinema di Rohmer sta proprio nella difficoltà che abbiamo ad immedesimarci nelle sue storie. Tutto è molto diverso dal nostro abituale modo di essere ma basta lasciarsi andare per trovarsi improvvisamente fuori da quel guscio che ci avvolge e che troppo spesso limita i nostri pensieri.
H.

Solimano ha detto...

Giuliano, non è così. Il lavoro ed il denaro sono ben presenti nei film di Rohmer, che raggiunge la semplicità attraverso il rigore. Anche l'eleganza, ma si tratta quasi sempre di eleganza di testa, di pensieri, di fantasie. Guarda bene come sono vestite le tre ragazze di questo film: i protagonisti di una Magna Opera come Sapore di mare, e dei vari remake posteriori (il peggio non è mai morto) non frequenterebbero gente vestita in quel modo.
Ulrico, la mia graduatoria dei film di Rohmer varia spesso, anche perché generalmente cerco di non farla. Attualmente, fra i Racconti delle quattro stagioni, metto al primo posto l'Estate (questo) e l'Autunno, ma ad una incollatura segue la Primavera, che vedo in crescita. Ultimo l'Inverno, che pure ha molte bellezze: le location (sempre precise in Rohmer), la bambina, anche l'attrice protagonista. I tre attori meno, ma si sa che Rohmer mette al centro le personalità femminili.
Habanera, eh sì! Rohmer è straniante, ma finisce per catturarci. Ti dico due cose tipiche di questo film.
La prima è che gli attori dicono con le parole delle cose che i loro gesti (i linguaggi non verbali)smentiscono continuamente. La seconda è che il film è tecnicamente avanzatissimo, ci sono molti piani sequenza, ma c'è spesso quello che un critico e lo stesso Rohmer chiamano "l'amore pedestre e verbale": due che camminano parlando insieme, con tutti i problemi delle carrellate e delle eventuali steady-cam per riprenderli. C'è una passeggiata che dura un chilometro (quella alla fine della quale Lena parte di corsa lasciando di sale Gaspard).
Solo che Rohmer non è pedante, e di tutto questo te ne accorgi solo dopo, quando vedi il film per la seconda o terza volta.
E vedrai la scelta delle location per questo film, e la struttura stessa dei giorni uno dopo l'altro, ognuno con caratteristiche di cielo, sole e vento, anche pioggia, diverse.
Rohmer è un personaggio raro: coltissimo e quotidiano, avercene, di gente così.

grazie e saludos
Solimano

arfasatto ha detto...

Grazie per averci ripresentato questo delizioso film. A suo tempo -è parecchio che non lo rivedo, ma ora provvederò- mi piacque moltissimo, anche se il mio preferito, fra i racconti delle 4 stagioni, resta L'autunno.
Comunque vedere e rivedere Rohmer non può fare che bene e ci si accorge, hai ragione Solimano, che non è pedante.

Solimano ha detto...

Arfasatto, bisognerbbe evitare le graduatorie, ma è inevitabile farle, specie di fronte a quattro film imparentati fra loro, come le quattro stagioni di Rohmer. Quello che sento di meno è l'Inverno, che pure ha i suoi pregi. E quello che sento di più è l'Autunno, proprio come te, per tanti motivi che racconterò ma che tu sai benissimo. Poi questo, cioè l'Estate. Però dovrei rivedere la Primavera perché, per certi aspetti, è il più rohmeriano di tutti (ad esempio per l'uso delle musiche, che comunque è esemplare anche ne l'Estate).
Ma, come accade a tutti i rohmeriani, trovo affascinante il modo che ha Rohmer di trattare con leggerezza, ma non con superficialità, temi profondi, come ho cercato di scrivere per questo film. Anche per l'Autunno il tema è profondo ed importante: l'amore come ricerca di una persona che prima si conosce poi, gradualmente la si ama, sempre mantenendo un forte controllo intellettuale e delle convenienze. Esattamente il contrario de l'amour passion. Solo Rohmer è in grado di condurre un tale gioco senza cadere nella freddezza, che sarebbe naturale, visto che tutto parte da una inserzione matrimoniale.

grazie Arfasatto e saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

Il mio film preferito di Romher. unavera educazione sentimentale-
Grazie.

Solimano ha detto...

Eh, sì! E' proprio un'educazione all'amore. Chissà se il ragazzo ha imparato...

grazie e saluti
Solimano