sabato 22 marzo 2008

Il lavoro nel cinema: Riso amaro (2)

Riso amaro, di Giuseppe De Santis (1949) Testo e sceneggiatura di Corrado Alvaro, Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Franco Monicelli, Carlo Musso, Ivo Perilli, Gianni Puccini Con Vittorio Gassman, Doris Dowling, Silvana Mangano, Raf Vallone, Checco Rissone, Nico Pepe, Adriana Sivieri, Lia Corelli, Maria Grazia Francia, Dedi Ristori, Anna Maestri, Maria Capuzzo, Isabella Zennaro, Carlo Mazzarella, Lidia Simoneschi doppia Silvana Mangano, Andreina Pagnani doppia Doris Dowling Musica: Goffredo Petrassi, Armando Trovajoli Fotografia: Otello Martelli (108 minuti) Rating IMDb: 7.7
Solimano
Ho già scritto un post sul lavoro nel film Riso amaro, scrivo un secondo post perché ci sono altri tre temi ben presenti. In Riso amaro, la storia dei quattro personaggi esemplari a volte si mischia e a volte si separa dalla storia corale, che è quella del lavoro delle mondine. I quattro personaggi sono Marco (Raf Vallone) che rappresenta il bene, Walter (Vittorio Gassman) che rappresenta il male, Francesca (Doris Dowling), il male che diventa bene e Silvana (Silvana Mangano), divisa per tutto il film fra male e bene, perciò stesso unico personaggio veramente drammatico. Non è una semplificazione indebita, tutta l'impostazione del regista Giuseppe De Santis va da quella parte, sia come dipanarsi della storia sia come rappresentazione visiva.
Il primo tema è la presenza degli uomini sul lavoro. Metto le immagini e poi le commento.



Tutto il lavoro vero nella risaia viene svolto dalle donne, gli uomini hanno tre possibili ruoli collaterali.
Il primo è quello dell'organizzazione e del comando: ci sono quindi dei dipendenti dagli agrari che si occupano dell'assunzione delle mondine e che, durante la giornata, impartiscono gli ordini, compito breve e facile, perché poi le mondine sanno benissimo che cosa fare. Gli uomini, più che dei capi, sono dei sorveglianti che si preoccupano di una sola cosa, che il lavoro proceda rispettando i tempi previsti.
C'è un altro compito tipicamente maschile: mettersi d'accordo con quelli che potremmo chiamare i caporali, che agiscono come intermediari fra donne ed agrari. E' un lavoro che di facciata non dovrebbe esistere, ma basta riflettere un momento e ci si accorge che ancora oggi, per diverse attività manuali a bassa specializzazione, questa intemediazione esiste ancora. Il vantaggio per i caporali è che guadagnano ricevendo soldi dalle donne che fanno assumere. C'è una chiara collusione fra i soprastanti che dipendono dagli agrari e questi caporali dall'aria sordida, l'unico motivo di contrasto è nel numero delle assunzioni, che i caporali vorrebbero fosse più alto in funzione del loro tornaconto.
Il terzo tema riguarda un lavoro che tale è per modo di dire. Lo fanno gli uomini che, d'accordo con Walter, trafugano i sacchi di riso portandoli via con i camion.

Ma le donne, oltre al lavoro in comune, debbono provvedere al loro essere donne. Nel film ci sono due brevi episodi molto significativi.


Il primo episodio è drammatico: una mondina è incinta, si sente male ed abortisce attorniata dalle sue compagne di lavoro.
Il secondo è patetico, ma anche tenero: una mondina un po' più avanti con gli anni non ha potuto lasciare il bambino piccolo a casa e se l'è portato dietro, organizzandosi in qualche modo perché il bambino venga custodito quando lei è in risaia.

C'è poi il tema più importante e coralmente drammatico: il contrasto per il lavoro fra le mondine regolarmente assunte e quelle che non sono state assunte.



I caporali non sono stati in grado di mantenere le promesse, sulla base delle quali hanno intascato i soldi. Quindi temono che l'ira delle non assunte si rivolga contro di loro e le sobillano contrapponendole a quelle assunte. In questa guerre tra povere ricorre spesso il termine crumira, che non c'entra per niente con la situazione che si è creata. Si fronteggiano due schiere: quella delle assunte guidate dalla madre del bambino, quelle delle non assunte guidate da Francesca, la complice di Walter, che aveva cercato di farsi assumere sul treno. Poi, una breve e selvaggia rissa fra le mondine. Sono immagini di retorica alta, immagini potenti, proprio perché la storia ha una sua ingenuità di tipo epico: non è credibile che la ladra Francesca divenga in poche ore una specie di rivoluzionaria. Ma la capacità di rappresentazione del regista è tale che ci si sente del tutto coinvolti. Non è neorealismo, qui l'occhio di De Sanctis è magistralmente educato dai grandi russi (Eisenstein e Pudovkin) e dai grandi americani (Vidor e Ford).

Aggiungo un ultimo tema: il superamento di ogni divisione di fronte alla morte di Silvana. Su ogni motivo di contrasto vince il senso di appartenenza: ogni mondina si accosta al corpo di Silvana -una delle loro- versando un pugno di riso. Qui ci sono anche gli uomini. Con questa scena di respiro tragico ma pacificante, si chiude il film.

Il compianto su Silvana

P.S. Qualche tempo fa, avevo aggiunto un post scriptum al film Agnes Browne (il post è di Giulia). Mi interessava (come qui per Riso amaro) il tema della solidarietà femminile, che non è nuovo, ha una storia di secoli che è ben presente nelle pitture fatte per le chiese. Avevo fatto due esempi sul tema della Visitazione, con le opere di Piero di Cosimo e del Pontormo. Avevo detto anche che c'era un altro tema sacro con pitture tutte di donne. In realtà i temi sacri sono due, ma strettamente simili: la nascita di Maria (la madre è Anna) e la nascita di Giovanni poi detto il Battista (la madre è Elisabetta).
Nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, fra il 1486 ed il 1490, il pittore Domenico Ghirlandaio affrescò la cappella Tornabuoni (una famiglia assai potente in parentela stretta con i Medici). Due degli affreschi riportano appunto entrambe queste nascite, quella di Maria e quella di Giovanni.
Fra i due affreschi, come è logico, esistono molte somiglianze, ma anche delle differenze che dimostrano l'attenzione del pittore e di chi gli aveva dato la commissione.
Difatti sono rappresentati momenti diversi: in uno la bimba Maria sta per fare il bagnetto, nell'altro il bimbo Giovanni prende il latte da una balia. C'è un motivo che spiega la differenza. Elisabetta partorisce Giovanni in tarda età, quindi non può allattare, ed interviene la balia. Mentre Anna aspetta tranquilla sul letto che Maria faccia il bagnetto, poi l'allatterà lei. A queste cose ci badavano, e facevano bene a badarci. I committenti però si facevano sentire, visto che pagavano: la giovane donna sulla destra del quadro di Elisabetta e Giovanni non c'entra niente con la storia, è una appartenente alla famiglia Tornabuoni, desse almeno una mano, visto che c'è da fare, invece di mettersi in posa.

Domenico Ghirlandaio: Natività di Maria (part) 1486-1490
Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella, Firenze

Domenico Ghirlandaio: Natività di Giovanni (part) 1486-1490
Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella, Firenze

2 commenti:

Giuliano ha detto...

Il Ghirlandaio l'ho scoperto da poco, grazie anche al blog "Currenti calamo" : non si finisce mai di esplorare la grande fioritura di talenti di quei secoli.

Quanto al film, mi stavo chiedendo se Doris Dowling è parente di Constance Dowling, la donna di cui era innamorato Pavese; e nel cast ho rivisto Anna Maestri, una caratterista che era anche al Piccolo Teatro. Sempre piccole parti, ma la si notava.

Quanto al caporalato, ormai i caporali si chiamano Manpower, Metis, e con tanti altri nomi: incluso quello ahinoi glorioso di cooperativa. Un brutto scherzo semantico, chiamare cooperativa un qualcosa che Cooperativa non è ma che fa capo ad un padrone o ad un caporale.

Solimano ha detto...

Ma tu ci pensi, Giuliano, se in tanti musei e chiese, prima di fare tante considerazioni (a volte vagolanti) di tipo estetico, cominciassero a spiegare cosa c'è in quel quadro o in quell'affresco e perché c'è?
Punto primo, le persone farebbero meno fatica e sarebbero veramente interessate, perché ce n'è da dire!
Punto secondo, dopo, solo dopo, si può passare ad un altro tipo di considerazioni, che potremmo chiamare prettamente artistiche, ma a quel punto credibili ed ascoltabili, perché il nesso con ciò che si rappresenta c'è, ed è inscindibile. Panofsky e Gombrich questo hanno fatto, e all'inizio tutti i sopracciò a criticarli: cosa fanno questi? Mentre ogni santo ed ogni santa aveva i suoi simboli, ti ricordi gli occhi-fiori di Santa Lucia che ho messo nel Nonblog?
Bellezza e verità insieme, come diceva Dante:

Luce intellettual piena d'amore
Amor di vero ben pien di letizia
Letizia che trascende ogni dolzore

Dietro c'è Tommaso d'Aquino, altro che Islanda!

saludos
Solimano