lunedì 1 settembre 2008

Colazione da Tiffany (2)

Breakfast at Tiffany's di Blake Edwards (1961) Dal racconto di Truman Capote, Sceneggiatura di George Axelrode Con Audrey Hepburn, George Peppard, Patricia Neal, Buddy Ebsen, Martin Balsam, José Luis de Villalonga, Johm McGiver, Mickey Rooney Musica: Henry Mancini Fotografia: Franz Planer, Philip H.Lathrop (115 minuti) Rating IMDb: 7.8

Giulia sul suo blog Pensare in un'altra luce

Passo per essere una persona seria... Lo sono, non posso negarlo. Ma questo non vuol dire che non amo ridere, essere ironica (quando ci riesco) e soprattutto autoironica (per prevenire gli altri), e soprattutto mi piace scherzare. Sono stata e ahimè ancora sono, un’inguaribile romantica. Forse da ragazza ho visto troppe commedie americane e mi è capitato di sognare il mio futuro sulla trama di quei film. Mia madre me lo diceva sempre: “smettila di guardare quelle sciocchezze"... ma io...

Vi avevo già parlato in un altro post di Audrey Hepburn, una delle attrici che più ho amato e seguito. Tra i suoi film uno dei miei preferiti è stato l’indimenticabile “Colazione da Tiffany”. Non so quante volte l’ho rivisto... E’ grave?

Mi piaceva Holly: era bella, voleva sembrare sofisticata, anche un po’ cinica. Diceva di voler sposare solo qualcuno che fosse molto ricco e per questo passava da una festa ad un’altra.
Tiffany & co., una gioielleria di New York nella quale "pare che nulla di male possa mai accaderti", era la sua meta preferita: estratti croissant e bibita dal sacchetto, osservava la vetrina mentre consumava la sua colazione.

Ma quello che mi attraeva più di lei era la sua svagatezza, la sua indifferenza ed ingenuità nei confronti di quello che gli succedeva intorno. E lo capivamo subito che era una donna che nascondeva la sua insicurezza e fragilità, un passato difficile da cui voleva assolutamente uscire. Abitava in un pratico appartamento con un gatto senza nome, dormiva con i tappi per le orecchie, chiamava i taxi con un fischio e vestiva scintillanti capi alla moda; poco le interessano gli altri e forse poco le interessava anche la sua quotidiana routine.

Al gatto non aveva dato un nome: “Lui è buono, vero Gatto? Su, vieni qua, povero amore, povero amore senza nome... ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome... perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio... non so ancora dove sarà, ma so com'è”.

E’ proprio questo che me la faceva sentire vicina. Anch’io non sapevo cosa volevo, certamente non il “posto” a cui mi destinavano gli altri. Mi rifugiavo allora nei sogni, fantasticavo e forse questo mi faceva apparire a molti un po’ “strana”.

Mi sembrava che la vita andasse proprio come canta Holly sul suo davanzale: andava navigata ad esplorata in lungo e in largo con il nostro proprio stile: “c'é cosi tanto mondo da vedere” e forse le cose belle che mi portavo dentro avrebbero potuto raggiungere qualcuno che, come il Paul del film, non solo le avrebbe capite, ma anche apprezzate.

Paul va ad abitare nello stesso palazzo. Si conoscono, diventano amici e con lui Holly trova i momenti più genuini e più veri della sua vita. Per un momento sembra davvero se stessa. Una ragazza allegra e spensierata, fuori da ogni convenzione e clichè. I due passeggiano per New York, vanno da Tiffany e si fanno mostrare anelli costosi, ma hanno solo 10 dollari e otterranno un’incisione sul retro di un anello di poco conto.


Ma la vita riprende con le sue sorprese. Il passato ripiomba su Holly.

Una donna già di una certa età viene a trovare Paul e i due sono presi di nuovo nelle loro trappole.

Ma sappiamo che nelle favole ci sono gli antagonisti che impediscono il lieto fine e guardiamo il film aspettando gli sviluppi, i momenti tristi che arrivano.

Paul ormai sa di amarla e glielo dice, ma lei risponde: “Non permetterò a nessuno di mettermi in gabbia”, e Paul: “Non voglio metterti in gabbia, io voglio amarti”. Ma Holly: “È la stessa cosa”.

Io in fondo sentivo che in parte Holly aveva ragione, perché sono stata sempre uno spirito libero, ma volevo credere nelle parole di Paul: che esistesse un amore che non fosse una prigione.


Holly, però, decide di sposare un ricco pretendente brasiliano, cerca di entrare nei panni della moglie perfetta e Paul la sta a guardare, non la molla e le resta vicino. (Esistono uomini così? Io credo di sì. Bisogna non lasciarseli scappare).

Ma la scena memorabile è quella finale. Di per sé sarebbe un po’ melensa, sdolcinata, ma la Hepburg la recita con una tale intensità e bravura che ancora adesso se la rivedo mi commuovo. E’ grave?


Lui è in taxi con lei... Di nuovo lei lo respinge, e libera il suo gatto in una giornata di pioggia torrenziale. Lui scende e le dice: "Perchè non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa..."

Lei rimane sull’auto, piange, poi fa fermare il taxista e accompagnate dalle dolci note di "Moon river" scende...

Cerca disperatamente il suo gatto...

E finalmente il finale tanto atteso:


E' inutile dire che ho sempre sognato di essere baciata sotto la pioggia, ma non mi è mai capitato... almeno che io ricordi.

"Colazione da Tiffany" è più di un film e in esso Audrey Hepburn è più di un'attrice. Insieme fanno moda e tendenza, così come di tendenza erano i magnifici abiti ideati appositamente per Audrey dal celebre stilista Hubert de Givenchy : le locandine del '61 certo non peccarono di superbia quando inneggiarono a un film che sarebbe stato "eternamente chic". E ancora Audrey Hepburn, in una delle più famose e celebrate interpretazioni della storia del cinema.

7 commenti:

flaviablog ha detto...

Il guaio fu che, visto il film ragazza, lessi il romanzo molto dopo e lo trovai...brutto. Deludente. Nella mia mentre c'era Holly vestita, appunto, Givenchy. C'era l'eleganza reale di Audrey Hepburn a più che rivestire i panni del personaggio...riempirli di sé e dei sogni delle ragazze di sempre. Anche mia madre e le sue amiche andavano a "provarsi abiti", nei negozi, che non si sarebbero comprate mai e io non capivo. Ho sempre provato dove, in linea di massima, ho poi acquistato. Non capivo il sogno. Andare da Tiffany ( Tiffany!) e riempirsi gli occhi di qualcosa che non s'ha e forse mai si avrà. Quel che facevano la mamma e le sue amiche...

Solimano ha detto...

Questo è il secondo post su "Colazione da Tiffany". Prima c'è stata Habanera (e il post è anche sul Nonblog), ora Giulia. Mi sa che fra un po' di tempo ci sarà un terzo post, quello di Solimano.
Proprio per il motivo che ha detto Flaviablog: esiste il libro di Truman Capote, che tira da una parte. Audrey Hepburn tira da un'altra parte e Blake Edwards sta -benissimo- in mezzo. Ma ci dovrò pensare, perché questo non è un film facile, malgrado le apparenze. Intanto, un consiglio a tutti (anche e soprattutto a tutte): "Non fidatevi di Holly Golightly!"
Cara Giulia, sono veramente preoccupato: con le immagini sei la fine del mondo! Mi toccherà andare in cassa integrazione.

grazie e saludos
Solimano

giulia ha detto...

Caro Solimano, solo perchè questa volta sono stata fortunata a trovarle... Non andrai in cassa integrazione perchè tu sei molto abile nel cercarle... Un caro saluto e grazie, Giulia

elena ha detto...

Io guardando un film credo di aver pianto solo da piccola con "Incompreso" e da grande quando Gatto viene fatto scendere dalla macchina e abbandonato sul marciapiede sotto la pioggia.
Terribile terribile terribile.
:))

Habanera ha detto...

Giulia, ti chiedi se esistano uomini come Paul. Io credo di sì, credo che molti uomini sappiano essere infinitamente dolci e pazienti finchè lei continua a sfuggire... ;-)
Questo film è sempre piaciuto molto a noi donne perchè a noi piace Audrey. Chi non vorrebbe assomigliarle? Poi il libro è sicuramente un'altra cosa ma a noi va bene così, è la Holly-Hepburn che amiamo e che ci fa sognare.
Hai fatto un bellissimo lavoro e le immagini sono davvero splendide.

Elena, non parlarmi di Incompreso chè al solo nominarlo mi tramuto in una fontana zampillante. Però anche Gatto non ci scherza a farmi venire i lacrimoni.
H.

Roby ha detto...

Giulia, io ADOOOORO Audrey (lo si intuisce vagamente da alcuni miei post) e sono sempre felicissima di condividere quest'ammirazione con altre/i!!! Se poi parole e immagini sono come queste...!!!!

Flavia, ho letto anch'io il libro, non molto dopo aver visto il film in tv (anni '70), e ha lasciato interdetta anche me. Dove sarà finito? Perduto in uno dei miei innumerevoli traslochi...

Solimano, ATTENDIAMO IL 3° POST!

Elena e Habanera, mi arrischio a confessarvi che Incompreso mi irrita (me la prendo col padre "che non comprende"), più che commuovermi, e che neppure il Gatto abbandonato riesce a farmi lacrimare: ma la separazione fra Audrey-Principessa e Gregory Peck-giornalista al termine di Vacanze romane... quella sì che ha il potere di farmi pizzicare gli occhi! La fine di un sogno... la realtà che si ripresenta con tutta la sua terribile ineluttabilità... brrr! Voglio tornare alla Bocca della verità, e al caffè in piazza del Pantheon... Ufff...

R.

angela ha detto...

Ho letto il libro molto tempo dopo aver visto il film. Belli entrambi, perchè sono due cose diverse.
Il film Colazione da Tiffany è l’icona di Audrey Hepburn. Commedia romantica ed elegante, con l'indimenticabile e struggente Moon River di Henry Mancini, riesce e farci dimenticare anche come si mantiene Holly a New York, restituendoci agli occhi e al cuore una fanciulla fragile e innocente.
Diverso è il piccolo romanzo di Truman Capote.
Nel libro la ragazza, insofferente delle convenzioni sociali, contro una morale puritana, cerca di affermare una visione della vita fresca e spensierata. Con maestria Capote descrive la leggerezza della gioventù, capace di farsi scivolare qualsiasi problema o dramma esistenziale.
Ciao