martedì 19 gennaio 2010

La nonnetta Sophie


Barbara

Roby ha scritto su Stanze all'aria un bel post riguardante il tema della giovinezza e della vecchiaia così come vengono trattati normalmente nella tradizione delle favole occidentali e leggendolo mi è venuto in mente uno dei miei film d'animazione preferiti, "Il castello errante di Howl" di Hayao Miyazaki.

Miyazaki ha sempre avuto un occhio di riguardo per la vecchiaia nelle sue opere, fin da quelle giovanili, ma è in questo film che riesce ad esprimere in pieno la sua visione.
Quando dico visione non lo faccio a caso, perchè la sceneggiatura del film non è rigorosa, molti sono i punti lasciati in sospeso e il finale è quanto mai approssimativo e veloce. Ma chi ama questo regista sa che c'è da mettersi in cuore soprattutto di vedere, e solo in un secondo momento ragionare. Miyazaki comunica con le immagini, non con gli intrecci, e perciò poco gli importa se, ad esempio, il personaggio dello spaventapasseri ha un epilogo frettoloso, molto probabilmente quando ha deciso di inserirlo aveva in mente la scena dei panni stesi al sole e quella dell'ombrello, due momenti in cui traspare l'entusiasmo di questa strana Testa di Rapa nel rendersi utile. Le spiegazioni ci sono, ma sono secondarie.
Riassumo in breve la trama: Sophie è una ragazza piuttosto seriosa (e un pochino lugubre, diciamola tutta) che vive facendo la cappellaia nel negozio che fu di suo padre. Non ha aspettative e non desidera niente di più, perchè un forte senso del dovere la tiene legata a quello che era il sogno di suo padre.
Una strega cattiva, per dispetto, le lancia una maledizione e la trasforma in vecchia.


Da qui Sophie inizia un lungo viaggio nel tentativo di ritrovare la strega e spezzare l'incantesimo. Si imbatterà nel castello errante di Howl, vivrà parecchie avventure, conoscerà personaggi bizzarri, farà amicizia con lo spaventapasseri Testa di Rapa e troverà anche l'amore.
Il film è bellissimo e abbraccia tanti temi cari all'autore e che già abbiamo visto altre volte nei suoi lavori: l'assoluta e totale condanna per la guerra, l'amore per la natura, la passione per i marchingegni, la ricerca di se stessi.
Ma la genialità stavolta sta proprio nella maledizione di Sophie: la vecchiaia. Solo che per Sophie l'essere diventata una vecchietta paradossalmente diventa un trampolino per poter fare tutte le cose che come giovane non aveva il coraggio di tentare. "Il vantaggio di essere vecchi è che non si ha nulla da perdere" dice, e così intraprende un viaggio, si reca a colloquio in un palazzo reale, si intrufola nel castello errante, si impone a Howl (noto e temibile stregone) e fa mille altre cose con risolutezza e decisione, con coraggio e allegria.


Sophie da vecchia è incontenibile, grintosa, dolce e bella. Sì, bella, perchè dopo un po' che la guardiamo veniamo così trascinati dalla sua tenacia e devozione da dimenticare le sue evidentissime rughe.
Miyazaki è un grande, perchè ci fa chiedere: ma quand'è che era veramente vecchia Sophie? Prima o dopo?

Forse è proprio questo il senso della sua maledizione, quello di mostrarci il vero spetto del suo animo, così è vecchia fintanto che ancora ha paura di se stessa, ma quando riesce a superare i suoi limiti allora sembra tornare giovane. Attenzione però: anche nel momento in cui riuscirà a spezzare l'incantesimo i suoi capelli resteranno bianchi, o come dice Howl "del colore delle stelle", perchè la saggezza raggiunta non è mica una cosa che può passare inosservata.


Segnalo, come sempre, le meravigliose musiche di Joe Hisaishi che stavolta si è scatenato in un valzer forse un tantino ripetitivo, ma tanto bello che va bene anche così. Lo trovate qui.
Qui invece c'è una delle mie scene preferite (purtroppo non sono riuscita a trovarla in italiano, e il doppiaggio è amatoriale), quella in cui Howl mostra a Sophie il suo giardino segreto. Mi fa pensare a questi quadri.


11 commenti:

Solimano ha detto...

Barbara, ci sono alcune cose che mi interessano molto, le dico come mi vengono.

Il mulino, nel video YouTube che hai messo. Il mulino compare anche nella parte finale (lieto fine) di un grande e drammatico film di Akira Kurosawa. E' legato alla cultura buddista zen, che era la religione, chiamiamola così, dei samurai. L'obiettivo del simbolo del mulino è quello di non avere più paura della morte, pur accettando la transitorietà della vita, la cui bellezza è legata all'impermanenza: proprio perché impermanente, ogni attimo ha un significato unico. Lontanissimo dalla cultura occidentale. Nella prima lezione di tai chi, il maestro ci disse: per cogliere la differenza, basta pensare ad una piramide: l'occidente privilegia la piramide con la punta sotto e la base in alto (hai presente Superman?), l'oriente la base sotto e la punta in cima (hai presente lo judo?).

Poi, come affrontare la vecchiaia.
Non con "...ai miei tempi...", non con "...va sempre peggio...", non con "...il bello è finito... nessuno mi considera...", ma vivendo continuamente la propria vita, custodita tutta nel proprio cervello, e guardando quello che è accaduto, un secondo prima o trent'anni prima è la stessa cosa, non ci sono prime o seconde visioni.
Nota bene: non è una pensata consolatoria, succede proprio così, i neuroni sono tutti simili, non ci sono differenze fra neuroni stantii e neuroni freschi se non nel nostro meta-pensiero che, per istinto di sopravvivenza, rincorre la permanenza, mentre è nell'impermanenza la gioia della vita.

La musica è di questo una metafora perfetta: ascolteremmo una musica di una sola nota? No, la musica è fatta di tante note, in ogni attimo ti identifichi con una nota che sparisce, subito dopo c'è l'altra con cui pure ti identifichi. E quando finisce la musica? Rimetti su il disco...

grazie Barbara e saluti
Solimano

annarita ha detto...

Interessante questo sguardo attento su un solo personaggio, devo proprio decidermi a vedere questo film! Bello e intenso il cammino di Sophie e mi piace l'immagine finale con i capelli color delle stelle, piena di significato. Brava, Barbara, complimenti!
Salutissimi, Annarita

Nathalie ha detto...

Mi piace molto questo film. E tutte le miyazaki films (excuse my italian).

Solimano ha detto...

Mi intrometto per salutare Nathalie che viene da lontano. Cara Nathalie, stai mettendo nel tuo blog delle immagini bellissime. Resto spesso a bocca aperta. Sono sommerso ma ci sentiremo ancora.

saluti, Nathalie e a presto
Solimano
P.S. E il tuo italiano è buono, ma se vuoi, scrivi in inglese o in spagnolo.

Roby ha detto...

Barbara, mi sono bevuta d'un fiato il tuo suggestivo, scorrevole, magico post. Se questo è l'effetto che ti fa leggere i miei, beh, ne sono onoratissima!!! Non conoscevo il film , e avevo sentito solo vagamente rammentare il regista, ma le tue parole mi hanno fatto scoprire un vero e proprio mondo!!! Grazie all'ennesima potenza!

Ciao, Annarita, e ciao, Nathalie: Solimano, mitica la storia della piramide e di Superman... ma dove le scovi???

Roby

Barbara ha detto...

Caro Solimano,
tu sfiori un tema che per me è invece una spina: la paura della morte.
Sì, perchè della morte io ho una fifa blu, soprattutto se si tratta della mia.
E tutte queste cose dell'attimo unico ecc. non le ho mai capite a fondo, perchè sarà pure vero che ogni attimo è irripetibile, ma prima o poi questi attimi irripetibili dovranno pur finire e a me la cosa scoccia non poco.
In più mettici il carico da undici che sono agnostica: non ho la consolazione della fede, nè la saldezza dell'ateismo (che a suo modo è una fede pure quello).
Se quando muoriamo l'interruttore si spegne, beh è proprio una bella fregaturaa. Un momento prima ci siamo, con tutti i nostri sentimenti, la fatica fatta per crescere, per rimanere onesti, per imparare dagli errori e click il momento dopo buio totale e nulla. Che fregatura, quanta fatica sprecata!
Ma sarà proprio così? Chi lo sa... speriamo di no. Ma appunto,sperare non è sapere, perciò il mio mulino (tanto per continuare con la metafora di prima) ha le pale un pochino inceppate.

Barbara ha detto...

Annarita, vedilo vedilo! Si trova pure in streaming (ma la qualità non è eccelsa).

Nathalie: thank you.

Roby: Mi mancano i tuoi post, e mi è piaciutom tantissimo quello del milione di AEP. Sai che io non sono capace di fare le rime? Ahhh, che ammirazione per quel post!....

Roby ha detto...

Barbara, stavolta sei tu che, con le tue riflessioni sulla morte, mi hai ispirato... Vado a stilare un post metà funereo, metà caustico... Se mi riesce, in Stanze all'Aria lo metto... sennò butto tutto nel gabinetto!!! (scusa: la tentazione della rima è stata trooooppo forte!!!

[;->>>]

R.

Solimano ha detto...

Barbara, quando capirai la differenza fra il dire "quando sarò morto" e il dire "quando non sarò più" (la seconda frase è giusta, la prima è sbagliata), comincerai ad avere una visione giusta: niente consapevolezza, niente sofferenza. Sembra un gioco, ma non lo è: la morte di per sé non ha corpo, è il fenomeno terminale della vita, che è temporanea (guai se no, l'ha spigato Swift nei Viaggi di Gulliver). Il punto è che con queste manfrine noi importiamo la morte (pseudo-concetto) nella vita, e la vita si secca e dice "Uffa!". La vita è una grande egoista, vuole vivere, pensa te!

Roby, tutti i gabinetti sono otturati, ti tocca pubblicare, sennò si allagano le Stanze!

good night
Solimano

Solimano ha detto...

Last but not least, questo post ha permesso di introdurre nel blog anche Claude Monet. Nel colonnone sulla destra non c'era ancora, chissà com'era dipiaciuto...

saluti
Solimano

Nathalie ha detto...

Grazie, grazie: ) Ho visto il tuo altre blog, Stanze all'aria. Feel free to import my blog (if i were a flower, an instrument or in the middle of a dream) :)

(btw, scrivo in italiano e inglese...)

saluti