lunedì 22 febbraio 2010

Ancora Marcel Proust

Tullio Pericoli: Marcel Proust

Solimano

I dati informativi sul testo a cui faccio riferimento sono questi:

Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto La strada di Swann Prima parte: Combray
Adattamento e disegni di Stéphane Heuet Colore Véronique Doray Grifo Edizioni 2002 - 80028 Grumo Nevano - Na.

Inserisco ancora due disegni di Stéphane Heuet con i brani di Marcel Proust che trovo più corrispondenti. Utilizzo la traduzione di Natalia Ginzburg Editore Einaudi, 1963. Consiglio di ampliare le immagini per leggere meglio il testo (lettering) delle tavole di Heuet.

Come l'amavo, come l'ho ancora davanti, la nostra chiesa! Il vecchio portico per il quale si entrava, nero, bucherellato come una schiumarola, era deviato e profondamente incavato agli angoli (non meno dell'acquasantiera a cui ci conduceva) come se la tenue carezza dei cappotti delle contadine che entravano in chiesa e delle loro dita timide che prendevano l'acqua santa, ripetuto per secoli, avesse potuto acquistare una forza distruttiva, inflettere la pietra ed intaccarla di solchi, simili ai solchi che vien formando la ruota dei carretti sui paracarri urtandovi ogni giorno.

Nonostante tutta l'ammirazione professata da Swann per quelle figure di Giotto, per molto tempo non provai alcun piacere a guardare, nella nostra sala di studio, dov'erano appese le copie che egli mi aveva portato, quella Carità senza carità, quell'Invidia che pareva una tavola d'un libro di medicina illustrante soltanto la compressione della glottide o dell'ugola per un tumore della lingua o per l'introduzione dello strumento chirurgico, una Giustizia il cui viso grigio o meschinamente regolare era quello stesso che, a Combray, caratterizzava certe graziose borghesi secche e devote che vedevo alla messa, delle quali parecchie erano in precedenza arruolate nelle milizie di riserva dell'Ingiustizia.

Giotto: L'Invidia Cappella degli Scrovegni, Padova

Giotto: La Giustizia Cappella degli Scrovegni, Padova

All'inizio del libro c'è un breve saggio di Giusepppe Scaraffia, che uscì come articolo su "Il sole 24 ore" (14 luglio 2002). Ho ritenuto di inserirlo qui, perché permette di ampliare il discorso al di là dei fumetti di Heuet. Ci sono dei nessi interessanti fra le illustrazioni dedicate alla Recherche (di cui fanno parte i fumetti di Heuet), le pitture a cui fa riferimento la Recherche, il cinema. Quindi, già in questo post, inserisco come apertura e come chiusura del post le immagini di due opere di Tullio Pericoli, e, a fianco dell'articolo di Scaraffia, immagini di tre illustratori di Proust. Dall'alto in basso: Kees Van Dongen (1947), Hermine David (1951) e Philippe Jullian (1968).

Così Marcel scrivendo disegnava
di Giuseppe Scaraffia

"Non so assolutamente disegnare", protestò Proust, all'apice della sua fama, quando un giornale scrisse che aveva decorato un teatro a Montmartre.
Eppure i disegni che talora decorano le sue lettere sono dei veri e propri fumetti, graficamente ben più moderni di quelli del suo esegeta Heuet. Anche le spiegazioni che le accompagnano sono scritte secondo le regole dei fumetti.
Certo non era solo una abitudine di Proust. Prima di lui molti altri, da Balzac a Baudelaire, avevano ricamato di disegni scritti e lettere, evidenziando la continuità tra il disegno e la parola.
Già il primo libro di Proust, I piaceri e i giorni era stato illustrato. L'autrice era una signora dell'alta borghesia parigina, Madeleine Lemaire, uno dei modelli di Madame Verdurin. In una delle illustrazioni - Una cena in società - appariva addirittura il giovane autore in abito da sera intento ad osservare il modello del barone de Charlus, il dandy Robert de Montesquieu.

In quegli stessi anni Proust era intervenuto direttamente su una tela dipinta da un amico, Jacques-Emile Blanche, censurandone la metà. Era il suo ritratto, l'immagine di un giovanotto in smoking con un'orchidea all'ochiello.
Proust ne era rimasto irritato, forse già intuendo il carattere effimero della sua presenza nella mondanità e aveva imposto a Blanche di eliminare la parte inferiore del dipinto. Quello che ne rimase, Proust, se lo portò sempre dietro nei successivi traslochi: uno dei tanti talismani, porte segrete sempre schiuse sul passato, sul tempo perduto.
La prima a misurarsi con il delicato compito di illustrare la Ricerca fu nel 1930 la bella Hermine David. Nelle sue acqueforti i corpi dei personaggi sono aristocraticamente slanciati.

Nel 1947 Van Dongen non esitò, nei settantasette acquerelli, a bagnare delle tinte più vivaci le sfumature interiori di Proust. Un anno dopo Jean-Emile Laboureur ricalcò, con la puntigliosa tristezza di uno scolaro, la malinconia aleggiante in All'ombra delle fanciulle in fiore. Più irriverente, Nils Moller faceva emergere la fallacità implicita nelle orchidee di Sodoma e Gomorra.
Nel 1968, Philippe Jullian, delizioso scrittore e artista, tradusse in scintillante ironia la sua timidezza davanti al capolavoro di Proust.
Meno importanti quelli che vengono dopo. Michel Viat tenta di ricalcare il gioco di citazioni alla base della Ricerca, senza però riuscire ad emanciparsene.
La memoria si trasforma in ombra nelle nostalgiche immagini di Yan Nascimbene.
In Heuet il passaggio al fumetto, malgrado l'innegabile impoverimento del discorso proustiano, è importante in quanto elimina la patina sacrale che si è formata nell'ultimo mezzo secolo intorno a Proust.

Un'aura che, fingendo di tutelarne l'opera dagli assalti della modernità, tende ad imbalsamarla e a isolarla dal presente. Le scene della lanterna magica che affascinavano il Narratore infatti sono innegabilmente le antenate delle tavole dei fumetti.
A colori vivaci come, dalle vetrate variopinte delle cattedrali gotiche alle ingenue stampe di Epinal, il caleidoscopio della memoria.


Tullio Pericoli: Marcel Proust

3 commenti:

peppe barbera ha detto...

di marcel proust adoro questa frase: "Cessando d'esser pazzo, diventò stupido".

Solimano ha detto...

Ottima la frase di Proust, ed ahimè, con un fondo di verità che fa pensare: la stupidità come normalizzazione!

ciao peppe, a presto
Solimano

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