sabato 4 luglio 2009

I libri nel cinema: L'Inferno di Dante (1)

L'Inferno di Giuseppe Berardi (1911) Ispirato all'Inferno di Dante Con Giuseppe Berardi (Dante), Armando Novi (Virgilio) (15 min)

Solimano

Nel 1911 la Milano Films decise di fare un film sull'Inferno di Dante, ma fu battuta sul tempo dalla piccola Helios di Viterbo, che riuscì ad andare sugli schermi qualche mese prima anche perché il film durava solo 15 minuti, contro i 65 minuti dell'altro film. L'iniziativa della Helios film ha in sé degli aspetti quasi pirateschi: fare un remake prima che uscisse il film di cui si faceva il remake!
Fatto sta che i film uscirono tutti e due ed ebbero un ottimo successo, in Italia e all'estero. Si pensava che il film della Helios fosse andato perduto, ma un gesuita che vive in Vaticano è riuscito a rintracciarne una copia con le didascalie in tedesco, ed ora c'è il DVD. Ci sono svarioni nelle didascalie e nel testo che accompagna il DVD, ma le immagini sono una sorpresa. A volte sono ridicole a volte sono affascinanti. Ci dedicherò due post e stendo il tappeto rosso: Dante Alighieri ci viene a trovare nel blog! E' sempre meglio ampliare le immagini, in questo caso è indispensabile.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Canto I, 1-6


«Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos' io lui con vergognosa fronte.

«O de li altri poeti onore e lume,
vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore,
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.

Vedi la bestia per cu' io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».
Canto I, 79-90


"O anima cortese mantoana,
di cui la fama ancor nel mondo dura,
e durerà quanto 'l mondo lontana,

l'amico mio, e non de la ventura,
ne la diserta piaggia è impedito
sì nel cammin, che vòlt' è per paura;

e temo che non sia già sì smarrito,
ch'io mi sia tardi al soccorso levata,
per quel ch'i' ho di lui nel cielo udito.

Or movi, e con la tua parola ornata
e con ciò c'ha mestieri al suo campare,
l'aiuta sì ch'i' ne sia consolata.

I' son Beatrice che ti faccio andare;
vegno del loco ove tornar disio;
amor mi mosse, che mi fa parlare.

Quando sarò dinanzi al segnor mio,
di te mi loderò sovente a lui".
Canto II, 58-74


'Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate'
Canto III, 1-9


Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s'adagia.

Come d'autunno si levan le foglie
l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie,

similemente il mal seme d'Adamo
gittansi di quel lito ad una ad una,
per cenni come augel per suo richiamo.

Così sen vanno su per l'onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s'auna.
Canto III, 109-120


Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.

Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata

vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio,
dicono e odono e poi son giù volte.
Canto V, 1-15



Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.
Canto V, 25-39



I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere, dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov' è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido.
Canto V, 73-87




E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
Canto V, 121-138


Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa
nove travaglie e pene quant' io viddi?
e perché nostra colpa sì ne scipa?

Come fa l'onda là sovra Cariddi,
che si frange con quella in cui s'intoppa,
così convien che qui la gente riddi.

Qui vid' i' gente più ch'altrove troppa,
e d'una parte e d'altra, con grand' urli,
voltando pesi per forza di poppa.

Percotëansi 'ncontro; e poscia pur lì
si rivolgea ciascun, voltando a retro,
gridando: «Perché tieni?» e «Perché burli?».
Canto VII, 19-30


Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,
sì com' a Pola, presso del Carnaro
ch'Italia chiude e suoi termini bagna,

fanno i sepulcri tutt' il loco varo,
così facevan quivi d'ogne parte,
salvo che 'l modo v'era più amaro;

ché tra li avelli fiamme erano sparte,
per le quali eran sì del tutto accesi,
che ferro più non chiede verun' arte.

Tutti li lor coperchi eran sospesi,
e fuor n'uscivan sì duri lamenti,
che ben parean di miseri e d'offesi.
Canto IX, 110-123


«O Tosco che per la città del foco
vivo ten vai così parlando onesto,
piacciati di restare in questo loco.

La tua loquela ti fa manifesto
di quella nobil patrïa natio,
a la qual forse fui troppo molesto».

Subitamente questo suono uscìo
d'una de l'arche; però m'accostai,
temendo, un poco più al duca mio.

Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?
Vedi là Farinata che s'è dritto:
da la cintola in sù tutto 'l vedrai».
Canto X, 22-33

(continua)

5 commenti:

annarita ha detto...

Che gioello! Ignoravo ciò che hai raccontato e sono davvero colpita. Visto che è una produzione viterbese, si saranno serviti come scenari dei boschi sui Cimini e delle acque bullicanti della zona. Bellissimo l'effetto speciale delle anime volteggianti. Sono proprio curiosa di continuare a legge e a guardare.
O.T.
Il viaggio è stato bellissimo. Miss Austen e le Bronte Sister ci hanno riservato un'accoglienza calorosa tanto nella georgiana ed elegante Bath quanto nella corrusca brughiera. Per non parlare poi di Stonehenge e di Hay on Wye, il paese dei libri. Ma presto mi dilungherò nelle stanze. Salutissimi, Annarita

Solimano ha detto...

Annarita, è stata una sorpresa anche per me. Di questo film ignoravo addirittura l'esistenza. E' stata una gentile bibliotecaria di Lissone che mi ha detto che avevano il DVD. Incuriosito, me lo sono guardato e credo di aver fatto bene. E poi, vuoi mettere? Riuscire a inserire le terzine del sommo poeta in Abbracci e pop corn!

Fammi sapere: Miss Austen e le Bronte Sister si sposano, finalmente? Sarebbe ora...
Sono ansioso di leggerti.

grazie e saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

salve a tutti, mi chiamo arianna novi e sono la nipote di "virgilio".
non so molto di più di quel film (l'ho visto ed è fantastico!) se non che sarebbe stato girato anche "il purgatorio" ma non è stato ritrovato per ora...
nota di colore...mia nonna era di velletri e credo che galeotto fu il set (fecero 8 figli)! quindi senza questo film io e tutti i miei cugini e zii non ci saremmo stati...buona visione
buona visione

Roberto Zac ha detto...

Salve! Sono di Velletri, detengo il dvd dell'Inferno ed ho pubblicato un libretto sulla storia del cinema muto a Velletri. Quindi non Viterbo (molti confondono Velletri con Viterbo). Se volete notizie: erre.zac@tin.it

Roberto Zac ha detto...

Salve! Sono di Velletri, detengo il dvd dell'Inferno ed ho pubblicato un libretto sulla storia del cinema muto a Velletri. Quindi non Viterbo (molti confondono Velletri con Viterbo). Se volete notizie: erre.zac@tin.it