mercoledì 4 giugno 2008

Gli argonauti (2)

Jason and the Argonauts, di Don Chaffey (1963) Da "Le Argonautiche" di Apollonio Rodio, Sceneggiatura di Jan Read, Beverly Cross Con Todd Armstrong, Nancy Kovack, Gary Raymond, Laurence Naismith, Nial MacGinnis, Michael Gwynn, Douglas Wilmer, Jack Gwillim, Honor Blackman, John Cairney, Patrick Troughton, Andrew Faulds, Nigel Green, Ferdinando Poggi, Davina Taylor Musica: Bernard Herrmann Fotografia Wilkie Cooper Trucchi: Ray Harryhausen (104 minuti) Rating IMDb: 7.3
Solimano
Alla fine della prima puntata, abbiamo lasciato i nostri Argonauti in mare aperto. La nave Argo è attrezzata con gli scalmi da rematori, ma quando possono questi Eroi (eroi veri, Wikipedia fa i nomi di tutti) vanno avanti a vela, come si vede nell'immagine sopra il post.
Gli Argonauti vogliono arrivare nella Colchide per impadronirsi del Vello d'Oro, quindi avranno pure un itinerario. E invece no, per il momento non ce l'hanno: niente carte geografiche, seguono il proprio naso, i venti, soprattutto i suggerimenti degli indovini e i consigli degli dei. Nel caso di Giasone (Todd Armstrong), neanche parlarne, lo sanno tutti che è il cocco di Hera (Honor Blackman), ogni consiglio di Hera è un ordine.
Hera dice che dobbiamo andare nell'Isola di Bronzo? E andiamoci, in quest'isola, ricordando bene che Hera ha detto che non dobbiamo portare via niente dall'Isola di Bronzo.


Appena arrivano sull'isola, Ercole (Nigel Green) e Ila (John Cairney) decidono di andare un po' in giro, così scoprono perché si chiama l'Isola di Bronzo. Se si guarda l'immagine di sopra un po' distratti, sembra che siamo in un museo di sculture all'aperto. Occhio, però! Nell'immagine ci sono due figure molto piccole, si tratta di Ercole ed Ila. In questo modo ci facciamo una idea delle dimensioni delle sculture.
Nella immagine sotto vediamo la scultura a cui si avvicinano Ercole ed Ila. Sul basamento c'è scitto il nome del rappresentato: Talos. Si tratta di un gigante bronzeo che ha una lunga storia come mitologia, ma indagheremo un'altra volta. Come si vede, nel basamento di Talos c'è una porta. Il problema non è se sia aperta o chiusa, è che è difficile smuoverla. Per uno come Ercole -sappiamo tutti come è fatto- questo è un invito a nozze: a forza di spinte erculee la porta si apre ed Ercole e Ila si trovano in un grande locale, in cui Talos conserva il suo tesoro. Tutta roba fatta in scala secondo le sue dimensioni.


Giasone ha detto che dall'Isola non bisogna portare via niente, ma Ercole, quando vede una spilla di quelle ornamentali, pensa che come giavellotto gli farebbe comodo. Cosa sarà mai una modesta spilla per Talos? Nossignore, Talos è uno che ci tiene alle cose sue, eppoi di carattere è uno dei più permalosi dei giganti. Fatto sta che Talos si mette in pista non solo per recuperare la sua spilletta, ma per far passare un brutto quarto d'ora ai disturbatori.


Gli Argonauti cercano di fuggire con la loro nave, ma sono all'interno di una rada. Talos si apposta alla bocca di uscita e solleva la nave con una mano sola: gravi danni, tutti gli Argonauti in acqua e meno male che prima di partire hanno fatto un corso intensivo di nuoto. Con Talos bisogna venirne ad una e la solita Hera dà un buon consiglio a Giasone. Talos ha lo stesso punto debole che avrà Achille: il tallone (ricordiamoci che gli Argonauti vivono prima della guerra di Troia).
Basta lasciar passare Talos e seguirlo senza farsene accorgere, perché Talos nel girarsi è lento. Poi, con un cacciavite di allora, che certamente gli archeologi prima o poi troveranno, aprire un portello nel tallone del gigante ed il gioco è fatto.
Escono liquidi e fumi: giallastri, grigiastri, nerastri, rossastri. Talos si blocca restando in piedi, poi il suo bronzo si riempie di cretti e crolla su se stesso lasciando macerie metalliche sulla riva del mare. Tanta roba, che sicuramente il rottamatt detto anche robivecchi ci ha messo un mese a sgomberare. Purtroppo Ila è sparito ed Ercole per cercarlo rimane sull'Isola di Bronzo.

Gli Argonauti rimettono a posto la nave e ripartono per un'altra isola in cui Giasone deve incontrarsi con un profeta-indovino-cantore, Finea (Patrick Troughton), che potrà dargli indicazioni ulteriori sul viaggio.


Finea è cieco, fin qui passi, era un po' uno status symbol per quelli che facevano quei mestieri strani. Il guaio di Finea è che non riesce a mangiare, perché appena si mette a tavola arrivano tre Arpie, bestie veramente brutte, pure mezzo-umane e svolacchianti qua e là. Violacee-bluastre di carnagione. Le Arpie sono inviate ogni giorno da Zeus (Niall MacGinnis) che avrà i suoi motivi per avercela. Ogni tanto però Finea si sfoga, poveretto. Ho trovato questo suo sfogo in IMDb, evidentemente Finea conosceva anche l'inglese:
Phineas: Zeus, I was a sinner. I've never tried to deny it. But I didn't sin every day. Why then do you punish me *every day*?
Da mie informazioni risulta che le Arpie imbrattavano anche le mense, ma questo il film per fortuna non lo mostra.



Giasone approfitta di un tempio che allora era in costruzione. Non l'hanno ancora finito, io l'ho visto quel posto, i lavori dai tempi di Giasone e Finea non hanno fatti progressi, una lentezza scandalosa dell'impresa che ha in appalto la costruzione.
Le Arpie vengono attirate col cibo all'interno del colonnato, e gli Argonauti fanno scendere le reti e catturano le bestiacce.
Finea riprende a mangiare. Davanti a lui il tavolo è ricolmo di vivande. Qui si vede la grande organizzazione dei greci antichi: in poche ore erano in grado di far pervenire frutta tropicale sulla tavola di Finea.
Le Arpie, poverette, sono finite rinchiuse in una gabbia di legno, e dovranno supplicare Finea per nutrirsi.


Finea ha spiegato la rotta a Giasone, che adesso sa come arrivare nella Colchide del mitico Vello d'Oro. Però deve passare attraverso le Isole Simplegadi, che celano in sé un grave pericolo. Così ha detto Finea, che prima della partenza degli Argonauti consegna a Giasone un amuleto da usare solo in casi estremi. Vediamo la nave già in mezzo alle isole: gli Eroi, oggi tutti Rematori, sono concentrati nello sforzo, scandito dal capovoga su due tamburi. Che accadrà?


Il trucco delle Simplegadi è semplice: si fanno il terremoto addosso l'una con l'altra, così sulle navi precipitano pietre, rocce, montagne intere. Dall'altra parte delle isole una nave è in difficoltà e dopo un po' viene schiantata da terremoto e maremoto.
Ora toccherà a loro: che fare? Giasone si ricorda dell'amuleto di Finea e lo getta in acqua. Dal mare sbuca l'enorme figura di un uomo-tritone che ferma le rocce, e consente alla nave Argo di passare. Poi l'uomo-tritone si reimmerge in mare.

Giasone si accorge che fra lo sfasciume della nave affondata si muove una figura umana. Si tuffa per salvarla e guardate un po' che bella figura umana salva Giasone. Sicuramente di stirpe reale, comme il faut, il diadema in capo lo attesta. Malgrado la drammaticità del momento, osservatene atteggiamento e comportamento. La giovane usa cosmetici e lacche resistenti all'acqua marina, mentre l'abito che indossa purtroppo si è bagnato. Proprio un bel salvataggio, quello che ha fatto Giasone! La giovane gli sussurrerà il suo nome: Medea (Nancy Kovack).
(continua)

martedì 3 giugno 2008

Un treno per il Darjeeling

The Darjeeling Limited, di Wes Anderson (2007) Sceneggiatura di Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schartzman Con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Amara Karan. Wallace Wolodarsky, Waris Ahluwalia, Irfan Khan, Barbet Schroeder, Camilla Rutheford, Bill Murray, Anjelica Huston, Natalie Portman Fotografia: Robert D. Yeoman Musica: Debussy, Beethoven, Rolling Stones, The Kinks etc Costumi: Milena Canonero (91 minuti) Rating IMDb: 7.5
Massimo
Sapete quando vi piace più l'insalata della bistecca? Ecco, in questo film mi sono piaciute un sacco di cose, meno il film. Ad iniziare dall'ambientazione in uno splendido treno indiano di prima classe, old style, coloratissimo, dove ancora ti offrono la limonata dolce... il vero protagonista di questa storia, che arranca (la storia, come il treno) fino ad arrivare alla fine, dopo un rettilineo di un'ora circa.
Intanto, intorno alla trama sfilacciata sulla ricostruzione di un rapporto tra tre fratelli - fallati più che falliti - si distende la sontuosa fotografia di questo angolo d'Oriente, con i suoi tramonti languidi, i panorami da vertigini orizzontali, la sua gente sottile... e una colonna sonora che soffia tra le immagini musica etnica pregevole e rock anni sessanta, con abbondanti dosi di Rolling Stones. L'ex giovane regista e sceneggiatore texano, Wes Anderson, ha giocato sul disordine, i contrasti, il ritmo (accelerazioni e ralenty) per ottenere un effetto sinestesico avvolgente. Ma stavolta... la bistecca è rimasta sul piatto.

lunedì 2 giugno 2008

Visitatori maggiolini

Solimano
Ecco la classifica dei dodici post più visitati nel mese di Maggio 2008.

Primo: Il libro della giungla con 634 richieste per pagina rispetto alle 842 di marzo, quindi è sceso di oltre 200 richieste. Continua per il sesto mese di fila ad essere al primo posto. Sommando i dati dei sei mesi, il suo numero di richieste per pagina è di 3494.

Secondo: Le sirene nel cinema con 530 richieste per pagina. E' una grossa sorpresa, quasi tutta costruita negli ultimi dieci giorni. Penso che in TV ci sia stato un film sulle sirene o che ci sia una trasmissione TV con "sirene" nel titolo.

Terzo: Romeo e Giulietta con 332 richieste. Era terzo anche il mese scorso con 368 richieste.

Quarto: Odissea con 312 richieste. Era secondo il mese scorso con 555 richieste, quindi anche l'Odissea è scesa di oltre 200 richieste. C'è da dire però che su l'Odissea i post sono attualmente sei, ed ognuno di essi ha avuto buone visite, che da un certo punto di vista andrebbero sommate.

Quinto: Il tempo delle mele (la moda nei film) con 303 richieste. Il mese scorso era sesto con 228 richieste.

Sesto: La bella scontrosa (le coppie nel cinema) con 231 richieste. Il mese scorso era ottavo con 200 richieste.

Settimo: La carica dei 101 con 211 richieste. Il mese scorso era quarto con 254 richieste.

Ottavo: Quattro blog insieme a Brera con 188 richieste. Il mese scorso era decimo con 195 richieste.

Nono: Il tema del doppio (i soggetti nel cinema) con 183 richieste. Il mese scorso non era fra i primi dodici.

Decimi: La cicogna (gli animali nel cinema) e Zorro, entrambi con 176 richieste. Il mese scorso La cicogna era dodicesimo con 179 richieste mentre Zorro non era nei primi dodici.

Dodicesimo: La ciociara con 174 richieste. Il mese scorso non era nei primi dodici.

Entrano in classifica Le sirene nel cinema, Il tema del doppio, Zorro, La ciociara. Escono A proposito dell'Odissea, Sergio Toppi, Snoopy, La nona porta.

Le richieste dall'estero sono state il 12.48% del totale (ad aprile erano state il 14.28%, quindi sono calate): Stati Uniti 319, Svizzera 187, Francia 171, Germania 111, Regno Unito 87, Spagna 87, Svezia 63.

Richieste per pagine nei sei mesi di statistica:

Dicembre: 18364
Gennaio: 31312
Febbraio: 31400
Marzo: 38818
Aprile: 35817
Maggio: 34794

Le richieste per pagina sono quindi calate leggermente rispetto ad Aprile e va inoltre considerato che a Maggio c'è un giorno in più. Dall'altra parte, per oltre mezza giornata il contatore non ha funzionato, il che significa che almeno 500 richieste per pagina non sono state conteggiate. Prevedo che nei tre mesi estivi il calo continuerà.

P.S. Come immagini per questo post, scelgo due sirene, però non cinematografiche.
La grande opera di oreficeria (che veniva utilizzata a tavola) rappresenta una nave ed è stata eseguita nel 1503. Attualmente è conservata nel Nationalmuseum di Norimberga. L'autore è probabilmente il padre del pittore Albrecht Durer. Come si vede, il basamento è una sirena a doppia coda. L'opera è alta 79 centimetri.
Il quadro, molto piccolo (cm 33 x 21,4), è stato eseguito da un ignoto pittore fiammingo attorno all'anno 1400. Rappresenta San Cristoforo, ed è conservato al Museo Mayer van den Bergh di Anversa. Guardando bene l'immagine del particolare (dopo averla cliccata), a sinistra del San Cristoforo si vede sotto il pelo dell'acqua una sirena con attorno tanti pesci.

I soggetti nel cinema: Uomine e donni - 2 -


Roby
Parte II: Donne vestite da uomo

Mentre -come già ho avuto modo di accennare nella Parte I- uomini travestiti da donna, al cinema, inducono in genere a grasse risate, l'attice che veste panni maschili suscita una gamma di sentimenti molto più variegata, a seconda del ruolo ricoperto sullo schermo. Maggiori sfaccettature della natura muliebre, seppur sotto mentite spoglie? Oppure un certo qual sospetto/dispetto, da parte dei gentili signori, vedendo quanto bene una donna riesca ad imitarli???

Prendiamo Julie Andrews, attrice squattrinata che in Victor/Victoria si reinventa come drag-queen ante litteram, facendo letteralmente impazzire il virilissimo James Garner, comprensibilmente preoccupato di sentirsi così attratto da un esponente del suo stesso sesso.

Oppure Marlene Dietrich, la vamp per eccellenza, che non disdegnava abbigliamenti maschili anche nella vita privata e che comunque riusciva ad incarnare con altrettanta bravura l'icona classica della femme fatale, perennemente impegnata a farsi largo fra stuoli di ammiratori adoranti.








D'altronde, quale spasimante avrebbe potuto resistere a quella chioma bionda, a quelle labbra tremanti, a quel boa di struzzo sapientemente collocato a sfiorare il profilo diafano del volto? Un attimo prima, cilindro, cravatta e gemelli ai polsini: un attimo dopo, calze a rete e scollature sapientemente velate... poveri maschietti! C'era proprio da perdere la testa!








Curve e seduzioni femminili erano invece accuratamente evitate da interpreti famose -come Sarah Bernardt- in occasione di ruoli maschili - il più classico, Amleto- ricoperti con encomiabile impegno, quasi a voler dimostrare che una donna riesce credibile anche in parti virili drammatiche: cosa di rado sostenibile nel caso inverso. Certo, l'acconciatura alla paggetto e l'abbondanza di tessuti damascati aiuta il travestimento... però (secondo me) il teschio non c'è cascato, e fissa col suo largo sorriso l'amletica Sarah, come a voler dire: A me non la si fa... ti conosco, mascherina!





Ma il ruolo en travesti forse più gettonato da attrici anche giovanissime è stato, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, quello del Piccolo Lord Fauntleroy, nelle svariate versioni che il romanzo di Frances H. Burnett ebbe poco dopo il suo apparire, sia sui palcoscenici di Broadway che negli studios della neonata Hollywood. Quella miniera d'oro iconografica che è Google Immagini trabocca di piccole lord francamente deliziose: Eva Tanguy, Elsie Leslie, Gertie Horman sono oggi per noi soltanto nomi -per quanto musicali- di piccole star del teatro di allora, ma i loro occhi profondi e un po' tristi ci fissano ancora dalle vecchie foto ingiallite, mntre i boccoli sparsi sul costume di scena tutto pizzi e velluti non hanno perso quasi nulla della loro morbidezza.





















Tuttavia Mary Pickford, nella trasposizione cinematografica del 1921, fece di più: interpretò sia la parte di Cedric, sia quella di sua madre, in un montaggio continuo di inquadrature che ahimè posso solo intuire, non avendo visto -per ora!- il film. Come sia riuscita nell'impresa senza apparire grottesca o ridicola, rimane per me un mistero: ma mi risulta che non fosse nuova ad esperienze del genere, perchè anche in Stella Maris recitò nel doppio ruolo di bella fanciulla e di povera invalida brutta e infelice. Merito, ne sono convinta, di abilità e sensibilità tutte femminili: e scusate se sono leggermente di parte!


































Trovo invece decisamente inquietante la Hilary Swank che in Boys don't cry interpreta l'androgino Brandon Theena, calandosi nei panni -o dovrei dire nei pantaloni?- da ragazzo con una precisione e un'aderenza sorprendenti. La Swank è senza dubbio una bella figliola, femminilissima quando vuole, ma quando invece decide di fare la mascolina ci riesce alla grande: ricordate la boxeuse di Million dollar baby?

Per associazione di idee, ispirata da capelli corti e giubbotto di cuoio, ho ripensato alla Loretta Goggi de La freccia nera anni '60, costretta a vestirsi da maschio per sfuggire a sir Daniel, suo perfido tutore. Così acconciata, incontra il bel Dick/Aldo Reggiani (sogno proibito di tutte le adolescenti italiane dell'epoca), il quale non si accorge minimamente (ma che era, cieco???) delle di lei evidenti rotondità tutt'altro che mascherate dai calzoni aderenti, e continua per metà sceneggiato a chiamarla John, tra le sghignazzate del pubblico da un capo all'altro della penisola.




















Infine, Felicity Huffman, tanto perfetta come transessuale in Transamerica da rischiare di beccarsi perfino l'Oscar (mancato di un soffio). La storia di Bree, che alla vigilia dell'operazione chirurgica per diventare definitivamente donna scopre di avere un figlio ventenne e intraprende con lui un viaggio coast to coast, è un susseguirsi di chiaroscuri dolceamari, ironici e sofferti, durante il quale genitore/trice e ragazzo si scopriranno a poco a poco, trovando alla fine la strada che li metterà in comunicazione...

...comunicazione già di per sè problematica in situazioni normali; figuriamoci quando il travestimento è tale che non sai più se devi chiamare tuo padre mamma o papà! L'importante, però, è continuare il dialogo, al maschile o al femminile che sia: e Bree/Felicity è bravissima a chiarire il concetto, prima a suo figlio e poi a noi.



domenica 1 giugno 2008

I caratteri nel cinema: Paul Javal

Paul Javal (Michel Piccoli) in Le Mépris (1963)
di Jean-Luc Godard

Le Mépris di Jean-Luc Godard (1963) Romanzo di Alberto Moravia, Sceneggiatura di Jean-Luc Godard Con Brigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Giorgia Moll, Fritz Lang Musica: Georges Delerue, Piero Piccioni (nella versione italiana) Fotografia: Raoul Coutard (103 minuti 82 in Italia) Rating IMDb: 7.7
Solimano
A Roma Paul Javal (Michel Piccoli), in una mattina estiva del 1963, ha un appuntamento importante col produttore Jeremy Prokosch (Jack Palance). C'è la possibilità di collaborare alla sceneggiatura di un film sull'Odissea. Il regista à il famoso Fritz Lang (Fritz Lang). L'appuntamento è in uno studio di Cinecittà, e Paul si accorda con la moglie Camille (Brigitte Bardot) perché lei lo aspetti all'uscita.

Di fronte allo studio, Paul si incontra con Prokosch, che è accompagnato dalla segretaria tuttofare Francesca Vanini (Giorgia Moll). Paul ha scritto alcuni romanzi polizieschi di relativo successo, e ama portare un cappello nero fumando in continuazione. Prokosch è interessato a Paul perché ha scritto sceneggiature di film commerciali (tipo Totò e Maciste) e pensa di aver bisogno di uno come Paul per evitare che il film sia un flop al botteghino. Prokosch sa inoltre che Paul ha bisogno di soldi e che ha sposato una bella donna.


In una saletta assistono alla proiezione di alcune scene del film, presente anche Lang, riguardo cui Prokosch è diviso: lo ammira, ma teme che non badi ai gusti del pubblico. Fritz Lang ne ha visti tanti, di produttori come Prokosch, quindi tiene la posizione ma non si oppone all'assunzione di Paul. Prokosch decide rapidamente, e firma sulla schiena di Francesca un assegno a Paul di 10.000 (diecimila) dollari. La scritta sotto lo schermo è la seguente: IL CINEMA E' UN'INVENZIONE SENZA AVVENIRE - LOUIS LUMIERE.



All'uscita dallo studio, trovano Camille. Prokosch ne rimane colpito; molto diretto come sempre, li invita a bere qualcosa nella sua casa di Roma. Apre la portiera della macchina per far salire Camille, Paul dice che verrà in taxi, Camille dice a Paul che preferisce viaggiare in taxi con lui, ma Paul le risponde: "Vai pure con Prokosch". Camille sale nell'auto; è molto sorpresa e guarda male Paul.
Continuerà a stare sulle sue anche nel giardino della casa di Prokosch, a cui Paul arriva con mezz'ora di ritardo, adducendo scuse varie, come uno scontro fra taxi. Camille preferisce stare da sola a guardare un libro sulla pittura degli antichi romani. Paul le chiede come mai ha cambiato di umore, Francesca e Fritz Lang non dicono nulla, perché non hanno bisogno di spiegazioni. Prokosch, a suo perfetto agio, li invita tutti per il giorno dopo sul set del film sull'Odissea -che viene girato a Capri - e dice chiaramente che vorrebbe che ci fossero sia Paul che Camille. Rimangono intesi che si accorderanno per telefono.


Paul e Camille sono nella loro casa, che hanno comprato da poco, ma non ancora pagato. Prima vivevano in una pensione. Camille ha ventotto anni e quando ha conosciuto Paul faceva la dattilografa. Paul le chiede insistentemente che motivo ha per avercela con lui, Camille risponde solo che da ora in poi dormirà sul divano, non più in camera da letto. Paul cerca di fare la pace a modo suo, ma Camille preferisce farsi un bagno, leggendosi un libro su Fritz Lang, personaggio che l'ha molto colpita. Paul ha una reazione strana, le strappa il libro dalle mani e lo getta via. Come si irrita quando Camille fra le sue cose trova la tessera del Partito Comunista, a cui Paul dice di essersi iscritto due mesi prima.
Telefona la madre di Camille e risponde Paul, che cerca di dire che Camille è fuori, ma sua moglie se ne accorge e risponde alla madre chiudendo la porta della camera. Paul ascolta da dietro la porta e Camille sa che lui è là dietro ad ascoltare. Sull'invito a Capri di Prokosch, Paul dice che deve essere Camille a decidere se venire o meno, poi torna spesso sul discorso che è bello avere finalmente una casa loro e che forse riusciranno a pagarla senza difficoltà. Ma il discorso gira sempre attorno al fatto che Camille è cambiata verso Paul, finché, esasperata, Camille dice che deve essere lui a dirsi da solo il motivo; alla domanda di Paul su che cosa prova per lui, lei gli dice che prova disprezzo. Riguardo a Capri, gli dice che ha capito che lui ci tiene che vada anche lei, quindi ci andrà.

A Capri, Paul e Camille giungono sul set del film. Successivamente Prokosch decide di andare col motoscafo alla villa. Camille vorrebbe fermarsi sul set con Paul, ma Paul la spinge ad andare con Prokosch, Francesca e Fritz Lang. Camille sale infuriata sul motoscafo di Prokosch.



Successivamente Paul ha un ripensamento: lo vediamo aggirarsi nella villa di Prokosch chiamando ad alta voce Camille. Finché sale sul tetto della villa e vede che ci sono Camille e Prokosch in un vano finestra. Ma sporgendosi, Camille lo vede, e decide di baciare Prokosch sapendo che Paul la vede.

Tutti i cinque personaggi sono riuniti nel grande soggiorno della villa di Prokosch. Gli atteggiamenti sono diversi. Fritz Lang è il più tranquillo: "Il faut souffrir", dice ad un certo punto, come se dicesse non una cosa triste, ma solo scontata. Anche Francesca è disinvolta. Prima ha pianto, forse perché Prokosch è duro sul lavoro o forse perché è un po' gelosa, ma ora non più. Camille sta seduta immobile senza dire una parola.
Prokosch e Paul sono vicini alla grande vetrata che dà sul mare, in atteggiamenti ben diversi: Prokosch in piedi, rivolto al mare come se volesse togliere la vetrata, Paul invece seduto, volgendo le spalle al mare e stando rannicchiato (lo fa quasi sempre).
Tutti hanno capito come è Paul, e lo trattano con compassione sprezzante. Paul ogni tanto parla e dice cose intelligenti, perché prima pensa alla finalità che vuole raggiungere poi sceglie cosa dire. Ma è questo che lo frega, quasiasi cosa dica suona falsa: si è ficcato nella tagliola che ha costruito.
Dice che Ulisse è stato lontano da Itaca non per caso, ma perché voleva star lontano da Penelope, e solo quando ha deciso di tornare si è posto il problema di cosa fare con i Proci; è un modo curioso di autoassolversi con Omero.
Fritz Lang ribatte che l'Odissea è un libro che c'è per sempre, occorre solo prenderne atto, e che Ulisse non era un moderno nevrastenico, ma un essere umano semplice, ardito, astuto.


Canille esce dal soggiorno per salire sul tetto della villa, a prendere il sole nuda. Paul la raggiunge e le parla, dicendole che l'ama ancora, come e più di prima, e che non capisce perché lei lo disprezzi. Camille si mette la vestaglia gialla, scendono per le scale. Si siedono a parlare su un gradino ma il discorso è sempre quello, Camille lo chiude dicendo che ha deciso di tornare a Roma in serata e che Prokosch le darà un passaggio sulla sua macchina. Poi si toglie la vestaglia e nuota nuda nel mare.


Camille e Prokosch viaggiano verso Roma, e conversano allegramente. Camille, quando Prokosch le chiede che lavoro facesse prima, gli dice che faceva la dattilografa, e glielo dice come fosse la cosa più naturale del mondo. Difatti Prokosch lo trova molto naturale e divertente. Camille, prima di partire, ha scritto una lettera di addio a Paul, una lettera gentile. Camille ha amato molto Paul fino a qualche giorno prima. Poi ha visto com'è, e non si può amare chi si disprezza.
Il viaggio per Roma è quasi finito, debbono fare benzina. Nel rimettersi in strada, finiscono incastrati fra un camion e il rimorchio e muoiono entrambi.

Sul set vicino a Capri, Fritz Lang sta continuando la lavorazione del film tratto dall'Odissea di Omero. E' una scena importante: quella in cui Ulisse vede finalmente Itaca, dopo tanti anni. Prova gioia, per questo alza le braccia al cielo di fronte al mare. Nella mano destra ha la spada.