domenica 13 dicembre 2009

Milano nel cinema: Gli uomini che mascalzoni (2)

Vittorio De Sica (Bruno) nel film "Gli uomini che mascalzoni" (1932)

Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini (1932) Sceneggiatura: Mario Camerini, Aldo De Benedetti, Mario Soldati Con: Lia Franca (Mariuccia), Vittorio De Sica (Bruno), Cesare Zoppetti (Tadini), Aldo Moschino (Conte Piazzi), Carola Lotti (Gina), Anna D'Adria (Letizia), Gemma Schirato (Vedova), Maria Montesano (Ragazza con le caramelle), Tino Erler (Mario Castelli), Didaco Chellini (L'ingegnere), Maria Denis Fotografia: Domenico Scala, Massimo Terzano Musica: Cesare Andrea Bixio "Parlami d'amore Mariù" (67 minuti) Rating IMDb: 7.3

Solimano

Bruno (Vittorio De Sica) è riuscito a convincere Mariuccia (Lia Franca), che lavora in una profumeria, a salire sull'automobile. Bruno non è il proprietario dell'auto, è lo chauffeur a servizio di una ricca famiglia, ma in amore à la guerre comme à la guerre. Dice a Mariuccia che la riaccompagnerà a casa, ma poi a tutta manetta di dirige verso Arona sul lago Maggiore. Mariuccia non dice né sì né no, ma in fondo è contenta: sul lago non c'è mai stata, in macchina poi...

L'episodio del viaggio verso il lago permette al regista Mario Camerini di mostrare panoramiche lacustri. Queste sono le prime.

Compare, visto da vicino, un battello per trasporto persone, poi luoghi riconoscibili: la Rocca di Angera, Arona, il lungolago di Pallanza.

Per Bruno, tutto sembra andare per il meglio, ma è a Meina, davanti alla Trattoria della Vedova Musso che la situazione si complica: compaiono, tutti assieme, i componenti della famiglia per cui lavora Bruno, che aveva detto che l'auto non era pronta. Allora, hanno preso un'altra macchina e sono andati anche loro sul Lago Maggiore, credendo che Bruno stesse lavorando sulla loro auto nel garage-officina.

A questo punto, Bruno non può fare altro che riaccompagnare a Milano i suoi datori di lavoro, praticamente senza poter avvertire Mariuccia. Riusciamo ad intravedere anche il Castello Sforzesco. Poi, riparte per tornare alla trattoria della vedova (Gemma Schirati) ma il destino vuole che abbia un incidente d'auto che, oltre ad una multa salata, gli impedisce di giungere in tempo. Mariuccia sarà riaccompagnata a Milano dal figlio della vedova, con cui Mariuccia si è sfogata (e la vedova dice: "Gli uomini, che mascalzoni!"). Per completare il quadro, Bruno viene licenziato in tronco. Cerca di spiegarsi con Mariuccia nella profumeria ma la ragazza non lo sta neanche a sentire.

Finché Bruno viene assunto dal Conte Piazzi (Aldo Moschino), sempre per fare l'autista, ma adesso deve indossare la livrea e portare il berretto con la visiera. Il Conte Piazzi fa parte di un diro che sta dietro alle tre ragazze della profumeria. E' così che Mariuccia impara la verità su Bruno, e decide di vendicarsi accettando un passaggio in macchina dal Conte Piazzi. Bruno è fremente alla guida, mentre seduti sui sedili posteriori ci sono il Conte Piazzi e Mariuccia che civetta un po', per vendicarsi ingelosendo Bruno.

Finché Bruno non ce la fa più a reggere: scende dalla macchina bloccando il traffico, si toglie livrea e berretto e se ne va. Il Conte Piazzi rimane a bocca aperta, Mariuccia capisce e scende anche lei dall'auto mandando al diavolo il Conte, e insegue Bruno, che le dice esasperato che a lei interessano solo gli uomini ricchi, quelli che hanno l'automobile. Sembra finito tutto, ma per fortuna a Milano, città operosa, c'era già la Fiera Campionaria di Milano.

Mariuccia ha lasciato la profumeria ed adesso lavora alla Fiera di Milano. Bruno si aggira per la Fiera cercando un lavoro, perché è ancora disoccupato. Si incontrano, e Bruno racconta a Mariuccia che il lavoro ce l'ha, ma la ragazza capisce che non è vero e senza che Bruno lo sappia, lo raccomanda ad un ingegnere (Didaco Chellini) un po' anziano un po' ciccione, che naturalmente le fa un po' il filo, ma adesso Mariuccia ha in mente solo Bruno. Tutto ciò dà un'ottima occasione al regista Mario Camerini per mostrarci la Fiera di Milano nel 1932.

Ecco il lavoro che fa Bruno: il comunicatore, diremmo noi. Indossa un grembiule, ha un imbuto che funge da amplificatore vocale, ed illustra ai visitatori della Fiera le meraviglie dei moderni sistemi di innaffiatura. Lo fa con disinvoltura, piuttosto bene, ma l'ingegnere invita Mariuccia ad una cena e ad un ballo e la ragazza non può sottrarsi, visto il favore che le ha fatto l'ingegnere assumendo Bruno.

Bruno, vista la situazione, si mette a fare la corte ad una ragazza che vende le caramelle (Maria Montesano). Quindi, Bruno è geloso di Mariuccia e Mariuccia è gelosa di Bruno. Riusciranno a spiegarsi de-fi-ni-ti-va-men-te (per il momento) su un tassì. Il caso vuole che alla giuda del tassì ci sia Tadini (Cesare Zoppetti), che è il padre di Mariuccia. Si prospetta un buon lavoro per Bruno alla guida di automobili o tassì ed un matrimonio (credo felice) fra Bruno e Mariuccia. Il tutto si svolge nella città di Milano, che salvo gli interni si sente sempre, anche quando non ci sono monumenti ma negozi, vie, viali, piazze. Salvo la gita sul Lago Maggiore, che allora, con l'apertura dell'autostrada, era molto più vicino a Milano di adesso: di machine in giro, nel film se ne vedono molto poche. Ma con questo film non ho finito...

2 commenti:

clau ha detto...

Ho visto questo film e mi è piaciuto moltissimo;complimenti per la descrizione e le foto.
Il tuo blog è fantastico!

Solimano ha detto...

Grazie clau, sei molto gentile. Su questo film, scriverò almeno altri due post.

saluti e a presto
Solimano